Il Maestro parla su France 5

Il Maestro parla su France 5

Federico Fellini (qui nella sua casa nel 1955) ha lasciato la sua sapiente impronta nella storia della settima arte. Collezione Silver Screen/Getty Images/FTV

Quarant’anni fa, il documentarista Jean-Christophe Rousé intervistò il regista italiano morto nel 1993. Ha portato alla luce alcune di queste immagini rare e affascinanti per costruire un documentario biografico vivace e sensibile. Fellini, segreti ritrovatiun film da non perdere venerdì 27 ottobre alle 22,55 su France 5.

Questo argomento lo convinse. Quando Jean-Christophe Rousé propose, nel 1981, FEderico Fellini Per filmare una lunga intervista, il giovane documentarista gli ha detto che questa discussione sarebbe stata utile per studenti e ricercatori. Il regista, ancora all’apice della sua carriera – celebrata da Roma a Hollywood – si adegua di buon grado a questo esercizio. Con una camicia a quadri sulle spalle, Federico parla per otto ore. E dice tutto: la sua giovinezza, la sua carriera, la sua strana attrazione per la fantasia, perfino la sua nevrosi.

Esperienza visiva e altro ancora

Questo certificato è molto prezioso perché è andato in parte perduto a causa della produzione. Fortunatamente, Jean-Christophe Rouzy ne aveva montato due ore per trasmetterlo quarant’anni prima. Ha saputo riutilizzare queste rare immagini, con l’aggiunta di un occhio esperto, per comporre una biografia vivida, fluida e sensibile, andata in onda in occasione del trentesimo anniversario della morte di Federico Fellini.
Il regista, attualmente oggetto di una mostra alla Fondazione Pathé, descrive tanto la sua esistenza autobiografica quanto le emozioni che ha incontrato lungo il cammino. Nasce a Rimini nel 1920, località balneare che viveva tra la follia estiva e il sonno invernale. Sua madre si occupa della casa, mentre suo padre, commerciante, trascorre la vita sui binari. Quindi il futuro direttore ha un interesse particolare per la stazione di Rimini. Roma si vede nel fumo delle locomotive. Si recò nella capitale nel 1939, dove si cimentò nel giornalismo e nella scrittura di schizzi. “Non sapevo cosa sarei diventato da grande, forse perché sentivo che non sarei stato così. Mi sbagliavo”, ricorda.

Vincitore dell’Oscar

In quest’Italia, dove ovunque campeggia “il faccione di Mussolini con il destino in testa” che gli fa da elmo, Fellini fa il suo ingresso nel cinema. L’esempio di Roberto Rossellini gli mostra che la professione del regista può, come “quella dello scrittore che scrive, essere un luogo di libertà, leggerezza e indipendenza”. Conosce sua moglie, Giulietta Masina, che ha tre qualità fondamentali: è un’attrice, una maga e sa preparare i tortellini.
Fellini diventa un famoso sceneggiatore. La Strada, il film vincitore dell’Oscar nel 1954, lo ha catapultato verso la fama. Vinse un altro Oscar nel 1958 per Les Nuits de Cabiria. Nel 1960 La Dolce Vita divideva l’Italia. Uno dei vescovi si è recato addirittura dalla madre di Federico per raccontarle il pericolo rappresentato da un film del genere. Questa è “Alma” che continuava a dire al suo famoso figlio: “ Servono i certificati, ho fatto tanti film, basta così…”

Una questione da sogno

Gli archivi appaiono sullo schermo come Alberto Sordi, Marcello Mastroianni o Claudia Cardinale, setosi come la camicetta leggera che indossava nelle calde giornate delle riprese di Otto e mezzo. Fellini ha trasformato i ruoli dei suoi attori in materiale spesso onirico. Ha creato un’estetica irrazionale, che risuonava con la realtà del suo tempo. Anche il suo lavoro con l’illuminazione e la musica mostra il suo senso del dettaglio. “Non ho mai dimenticato questo incontrodice Jean-Christophe Roset.È una delle persone più intelligenti che abbia mai incontrato. Una tenda, un portatovagliolo, un oggetto o una filosofia: hai illuminato tutto in modo originale, divertente, anticonformista o paradossale.. »
Non c’è dubbio che Fellini sapesse, e questa era la sua dottrina, che non bisogna distinguere troppo tra realtà e finzione.

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