Nel pallone

Matteo Cruccu racconta il calcio degli ex campioni che appendono le scarpe al chiodo

24 Aprile 2016

di Lorenzo Pulcioni

Cosa succede dopo una carriera passata sui campi di calcio? Quando i riflettori degli stadi si spengono? Matteo Cruccu, giornalista del Corriere della Sera, ha firmato un saggio che racconta dieci storie di campioni.

"Ex - Storie di uomini dopo il calcio" getta uno sguardo originale sul “dopo” di calciatori come Marco Ballotta, portiere di ghiaccio ancora in campo a 50 anni, Gianni Comandini, eroe solo per un derby e poi viaggiatore per vocazione. Pasquale Bruno, sbrigativamente tacciato “O animale” per la sua rudezza in area, in realtà assai più colto di quel che sembrava. O Moreno Torricelli e Diego Fuser, protagonisti di favole sportive ai quali la vita vera ha giocato un brutto scherzo. Francesco Flachi, l’ultimo “maudit” del pallone che ora rincorre la normalità dietro il bancone di un bar. O ancora Alberto Malesani che adesso produce vino o Riccardo Zampagna che ha aperto una tabaccheria nella sua Terni.

Quando il calcio finisce, i riflettori si spengono e la recita del pallone arriva all'ultimo atto, quello è sicuramente il momento più difficile nella vita di tanti calciatori, se non la maggior parte, senza dubbio di coloro che non hanno ancora deciso cosa sarà il dopo. Lasciare il palcoscenico del campo e piombare nella normalità quotidiana. Un saggio che racconta le storie di campioni amatissimi e altri, magari meno noti, ma rimasti nella memoria collettiva del calcio anni Ottanta e Novanta. Storie in cui si scopre che vivere non è così facile come giocare.

Bar Sport ne ha parlato direttamente con l'autore. Matteo, come mai ha scelto di raccontare il calcio da un'altra angolazione?

"Questo libro è figlio di un lungo lavoro che ho fatto per il Corriere della Sera: oltre sessanta interviste in un anno e mezzo ad ex calciatori: tra queste, quelle che mi avevano colpito di più erano proprio quelle in cui, nel “post”, il calcio non c’era: nessuno di questi fa l’allenatore, il dirigente o, cosa comune oggi, il commentatore. E quindi in questi casi i calciatori, spesso considerati marziani, scendono giocoforza dal piedestallo in cui sono stati issati e diventano come noi: umani, troppo umani. Anche perché non devono più assecondare nessuno, non devono rifugiarsi nelle scontatezze solite per “non dire” e ottenere quindi una panchina o racimolare un posto in tv".

Come hai scelto i 10 protagonisti?

"Ho pensato a dieci personaggi che potessero essere più significativi di altri: c’è chi sceglie di dire basta (come Comandini che si mette a girare il mondo e Bagnoli che va, letteralmente, in pensione); chi è costretto a farlo per gravi ragioni familiari (Fuser perde un figlio e Torricelli la moglie); chi non vorrebbe mai (come Malesani) o chi non smette mai (come Ballotta)".

Qual è il tratto comune che hai colto nelle storie di questi 10 ex giocatori?

"Dipende se c’è l’accettazione del proprio passato. Per Comandini e Bagnoli il calcio è stato una parte della vita e non un fine. Quindi non c’è alcun rimpianto o rimorso. Per Malesani invece prevale la rabbia e la frustrazione dell’oblio, per altri come Flachi, il ricordo dei tifosi è invece un balsamo rispetto alle amarezze della vita".

Qual è il rischio maggiore che corre un calciatore sul viale del tramonto?

"Molti raccontano del vuoto che ti assale, delle domeniche in cui ti prepari per andare alla partita e poi ti accorgi che non c’è: oggi sicuramente le occasioni sono di più rispetto a un tempo, soprattutto visto il proliferare di reti e radio private che ti consentono exit strategy più morbide. Ma è sempre meglio pensare prima a cosa si vuol essere poi".

In che modo il calcio di oggi è cambiato rispetto a quello degli anni 80-90?

"Quel che mi sembra manchi è il concetto di appartenenza. Che non è retorica stantia, ma la ragione per cui, oggi, quella generazione è ancora ricordata (e rimpianta) dai tifosi. Gente come Bruno, Torricelli e anche il ternano Zampagna si cucivano la maglia addosso. Se pensi che oggi i capitani di Inter e Milan sono due personaggi incolori come Icardi e Montolivo c’è qualcosa che non va. E i tifosi girano necessariamente la testa indietro, vedi l’abbondanza di siti nostalgici".

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