Già condannato in Italia, un ladro di orologi di lusso riceve una pesante condanna al carcere nel Var

È una “abitudine” estiva che farebbe bene il Tribunale penale di Draguignan. Ma ciò prova, almeno, che gli sforzi della polizia e dei gendarmi del Var non sono vani. Quasi ogni lunedì, le udienze di comparizione immediata devono riservare un posto o due ai casi di furto di orologi di lusso commessi nel settore di Saint-Tropez.

Ogni volta il profilo degli imputati è lo stesso: individui sulla quarantina, senza storia in Francia, tutti italiani e più precisamente napoletani. Ogni volta, inoltre, la sanzione del tribunale è pesante.

Lunedì scorso Luigi D. è stato condannato a 30 mesi di reclusione per il furto di un Richard Mille stimato in 240mila euro. Questa volta, la vittima è stata fortunata a riprendersi la sua proprietà. Ma la polizia è riuscita a mettere le mani solo sull’autista dello scooter e non sul principale autore del furto, che è ancora in fuga.

Uscendo il 17 luglio di prima mattina da un rinomato ristorante di Place des Lices, un turista tedesco ha avuto la spiacevole sorpresa di essere aggredito da un individuo”corposo”. Inchiodato a terra, A. non ha potuto impedire al delinquente di afferrare l’orologio. Ma nel trambusto che ne seguì, e l’assistenza portata dai suoi amici e dai camerieri del ristorante, il ladro lasciò cadere a terra l’oggetto del delitto.

Un autore ancora latitante

“Secondo i testimoni, l’autore del furto avrebbe fatto cadere l’orologio mentre cercava di donarlo a una persona in sella a uno scooter”, racconta il presidente Jean-Louis Galopin.

Questo pilota non è altro che il fragile Luigi D.. che, in preda al panico e travolto dalla potenza del suo T-Max, urta un muro mentre cercava di fuggire. Ne è seguito un inseguimento a piedi.oltre 800 metri” con gli amici della vittima e la polizia municipale, che ha finito per arrestare i quarantenni.

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Il coautore, lui,ha avuto la fortuna del delinquente”. Dopo aver percorso le stradine di Saint-Tropez, si è imbattuto in un VTC gratuito e ha potuto lasciare la città senza preoccuparsi. Non è stato trovato.

“Invece accanto allo scooter sono state ritrovate targhe italiane e spagnole, provenienti da veicoli rubati, osserva il procuratore David Malicot. Dimostra un certo grado di preparazione”. La targa posta sullo scooter si riferiva a… una Citroën Jumper.

“Potrebbe anche mirare al grande bottino!”

“Ho detto molte cose per paura mentre ero in custodia di polizia, Luigi si scusa. In realtà, ero venuto in Francia per volare. Ho dei debiti e un amico mi ha suggerito di venire qui per commettere un furto…” Secondo lui, l’unica condanna dell’imputato in Italia risale al 2014, “lì anche per furto di orologi”.

“L’accusa vuole inviare un messaggio, allevia Me Luc-Philippe Febbraro in difesa, riferendosi ai quattro anni di reclusione richiesti. Ma non bisogna dimenticare che questi italiani vivono in grande povertà e sono costantemente sollecitati dalla camorra. Un giorno la tentazione è troppo grande… E per attraversare il Rubicone, tanto vale puntare al grande bottino!”

Infine Luigi, sull’orlo della svenimento, viene condannato a trenta mesi di reclusione.

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