Giorgia Meloni mette le mani sulla televisione pubblica

Giorgia Meloni mette le mani sulla televisione pubblica

Le dimissioni dell’amministratore delegato della RAI (Radiotelevisione Italiana) Carlo Fortes, annunciate lunedì 8 maggio, sembrano essere un altro passo avanti nell’acquisizione da parte del governo di estrema destra della radiodiffusione pubblica da parte di Georgia Meloni. “Non ci sono più le condizioni per continuare il mio lavoro”, Lo annuncia l’economista di formazione, che in precedenza ha gestito diverse istituzioni culturali, in una lettera consegnata al ministro dell’Economia.

È stato nominato dal governo Draghi nel 2021, denunciando la volontà del governo di estrema destra di estrometterlo prima della fine del suo mandato, previsto per l’estate del 2024. Dall’inizio del 2023, la carica che ricopro e la mia persona sono oggetto di un confronto politico che contribuisce all’indebolimento del servizio pubblico. »

Decreto rivolto al direttore francese dell’Opera napoletana

Questa decisione arriva poco dopo l’adozione da parte del Consiglio dei ministri italiano di un decreto, giovedì 4 maggio, che fissa a 70 anni l’età pensionabile per i registi d’opera stranieri. Un limite rivolto direttamente a Stephane Lesnar, il direttore francese dell’Opera napoletana, che a gennaio ha festeggiato i suoi 70 anni. “Scioccato e ferito mentalmente”, Ha detto ai media italiani di prendere in considerazione tutti i rimedi legali per non lasciare il San Carlo.

Carlo Fortes – molto atteso come suo successore alla guida dell’opera napoletana – smentisce ogni scambio sull’argomento con il governo e si affretta a confermare che non andrà al San Carlo. Ma la tempistica non lascia spazio a dubbi.

Non possiamo dirlo con certezza, ma l’impressione data è il decreto Annuncio personale Pensato di modificare la RAI. Altrimenti perché aspettava il decreto per dimettersi? può pagandare avanti”, Analizza Massimiliano Banarari, Docente di Sociologia della Comunicazione all’Università Mercatorum di Roma.

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Scrivere una nuova storia nazionale

Libera la RAI per metterci i suoi uomini. Tra le ipotesi che circolano per sostituire Carlo Fortes c’è una teoria tandem composta da Roberto Sergio e Giampaolo Rossi. Il primo, che ha guidato le trasmissioni pubbliche dal 2015 al 2019, storicamente è stato più strettamente associato alla Democrazia Cristiana, ma negli ultimi anni si è avvicinato alla destra. Il secondo è molto vicino a Giorgia Meloni. Direttore esecutivo della Rai e consigliere per la strategia audiovisiva del partito di estrema destra Fratelli d’Italia, negli ultimi anni ha raddoppiato posizioni complottiste, pro-Putin e anti-contagio. Non nasconde le sue intenzioni: farla finita “Egemonia culturale della sinistra”.

Se in Italia il governo ha sempre avuto così tanto controllo sulla radiodiffusione pubblica, è il progetto di riscrivere una nuova narrativa nazionale che preoccupa di più. Una strategia che Massimiliano Banarari non mette in dubbio: “L’idea è controllare i programmi di intrattenimento, la scelta dei presentatori, ma anche la produzione del romanzo per trasmettere i valori cari alla destra conservatrice: la famiglia, la tradizione…”, Spiega un sociologo che mette in guardia da una particolare forma di revisionismo. Il pericolo è che in prima serata si vedano romanzi riscrivere momenti storici come il 25 aprile (Memoriale della liberazione d’Italia nel 1945, ndr) o 1Qualunque Maggio, per esempio. »

La manovra non si ferma al settore audiovisivo in generale, ma riguarda tutte le istituzioni culturali. A Roma il giornalista di destra, vicino a Giorgia Meloni, ha nominato quest’inverno Alessandro Gioli a capo del Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Maxxi). E a Napoli, Beatrice Finzi, melodista fin dall’inizio, potrebbe presto prendere in mano il San Carlo.

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