La Storia del Gelato Italiano: Dalle Dolomiti all’Austria, la Via Viennese

“I colori devono essere pastello, sono una garanzia di qualità”, spiega ad AFP questo erede di una vera razza, che supervisiona la produzione artigianale di ombre nel retrobottega. Situato in una piazza alberata nel centro di Vienna, il piuttosto vecchio “Eissalon am Schwedenplatz” non è privo. La stagione iniziò il 19 marzo sotto gli auspici di San Giuseppe, protettore dei lavoratori, in pieno svolgimento in questa torrida estate. Nel corso di diversi mesi, 5.000 clienti al giorno navigano.

Quasi 400 ghiacciai in Austria

In Austria, un paese di meno di 9 milioni di persone, ci sono non meno di 367 ghiacciai che condividono 100 milioni di euro di entrate annuali. Ogni austriaco consuma circa otto litri di gelato all’anno, ovvero 21 tazze da tre palline, più che in una scarpa, poiché gli italiani ne assaggiano “solo” sei litri.

L’impero austro-ungarico fu tra i primi a impadronirsi dei ghiacci italiani al di fuori della penisola, prima di conquistare tutta l’Europa.

Il dolce palato di Vienna

La storia inizia quando molti abitanti della Val di Zoldo nelle Alpi italiane, come Arcangelo Molin-Pradel, bisnonno di Silvio, emigrarono per sfuggire alla povertà. Suo fratello aveva imparato a fare il gelato su una barca dalla Sicilia e gli aveva trasmesso la sua competenza tecnica. Ha avuto l’idea di venderlo mentre passeggiava per il Prater, nel grande parco di Vienna.

Il suo villaggio era austro-ungarico tra il 1806 e il 1866 e sapeva che i viennesi usavano dolci a base di zucchero di barbabietola. “Ha aiutato a democratizzare il gelato, che allora era riservato ai clienti facoltosi”, dice Silvio Mullen Pradel, vestito elegantemente e ingrigito alle tempie, mentre serve l’espresso e apre il suo album di famiglia.

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Gelato italiano a base d’acqua

Fatto con acqua – e non con latte fresco più costoso come i loro cugini locali – il gelato italiano era alla portata della classe operaia. All’inizio del Novecento Gelatieri si guadagnò il diritto di aprire veri e propri negozi a Vienna, ea poco a poco centinaia e poi migliaia di italiani si accalcarono, alcuni diretti verso la vicina Germania.

“Questi saloni funzionavano d’estate e gli uomini andavano a casa d’inverno. Anche quando le donne si univano a loro in seguito, i bambini restavano in campagna con i nonni”.La storica Maren Moring dice: Per decenni la stagione si è conclusa all’inizio di agosto, a causa della mancanza di materie prime, ad esempio frutta fresca.

Tutti dovevano tornare a Zoldo entro il quindici del mese, festa del paese. Abbiamo dovuto fare il fieno, preparandoci all’arrivo delle prime nevi.

Ricette segrete tramandate di generazione in generazione

Ancora oggi, una volta che la chiave è sotto il tappeto, Silvio Molin-Pradel prende la strada per Zoldo, che dista sei ore da Vienna. Il rivenditore dice che ha bisogno di mobilità e riposo invernale per tenerlo ispirato.

“I ghiacciai del nord Italia hanno voluto preservare la qualità delle loro conoscenze, il che spiega il loro successo”, conferma Maren Moring. “Le ricette sono spesso tenute segrete e trasmesse da una famiglia all’altra”.. Nell’ex capitale degli Asburgo ne rimasero una quarantina, usufruendo di una designazione garantita da un apposito cartello. “Ogni viennese ti dirà che il loro gelatiere italiano è il migliore”sarcasticamente, Silvio Molin-Pradel, che, a testimonianza della prosperità della sua attività, procedette a produrre per una catena di grandi magazzini alla periferia della capitale.

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E d’ora in poi, per la gioia dei buongustai austriaci, non è raro potersi permettere un cono fino a ottobre.

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