Al potere da un anno, Giorgia Meloni sta riscrivendo la storia del fascismo

Al potere da un anno, Giorgia Meloni sta riscrivendo la storia del fascismo

Dopo la schiacciante vittoria alle elezioni legislative del settembre 2022, un mese prima di assumere ufficialmente la presidenza del Consiglio, ha guidato – insieme ai suoi alleati della Lega e Forza Italia – il governo più di destra che il Paese abbia mai conosciuto. Giorgia Meloni, la leader postfascista del partito Fraternità d’Italia, ha promesso all’Italia negli ultimi decenni, e anche allora, all’intera Unione Europea: abbatterà la casa. O sulla sua lingua. “Riprendiamoci l’Italia”. Immigrazione, UE, economia, regime, sicurezza, ecc. Niente sarà mai più come prima.

Un anno dopo, mentre il Primo Ministro italiano si preparava a celebrare l’anniversario della sua ascesa al potere il 25 ottobre, coloro che non l’avevano fatto non avevano alcuna preoccupazione – tutta la stampa dominante italiana, che, ricordiamolo, descriveva il programma della Meloni come “Centrodestra” O nel peggiore dei casi, “conservatore” La stragrande maggioranza dei media europei ha seguito l’esempio, vedendo le proprie previsioni deludere o peggiorare. D’altro canto, chi non ha aspettative ha comunque tutti i motivi per provare paura.

L’equivalente RSA è stato omesso puro e semplice

Senza mancare di dichiarare il proprio atlantismo e perfino, per vera e falsa ironia, il proprio euroscetticismo, il governo guidato da Giorgia Meloni, in materia economica, ha subito sottoscritto una forma di dottrina di bilancio, pienamente compatibile con le richieste della Commissione e della Commissione europea Commissione. Banca Centrale (Banca Centrale Europea). Basta permettere a quella donna che si autodefinisce costantemente Margaret Thatcher, la “Lady di ferro britannica”, di rifiutare misure fuori controllo sui salari, interventi contro l’inflazione o anche, andiamo, un piccolo gesto di redistribuzione sociale.

Peggio ancora, in piena estate, nel momento in cui taglia, con un semplice sms, gli assegni per i poveri e i beneficiari del reddito di cittadinanza – l’equivalente delle nostre RSA – che lei ha scelto in modo così semplice e chiaro di abolire, il primo ministro italiano si concede un atto di propaganda, con l’obiettivo di dimostrare che se ha molto coraggio di fronte alla gente comune, ne riserva anche poco di fronte al grande capitale.

Prometteva quindi una tassa sui “super profitti” delle banche, ma dopo pochi mesi il progetto si era notevolmente ridimensionato: nella migliore delle ipotesi, si sarebbe trattato solo di organizzare il trasferimento di poche briciole ai suoi clienti elettorali. E i microimprenditori e i proprietari di PMI, che non investono affatto nei servizi pubblici, per esempio.

Regressi riguardo al diritto di asilo e al diritto all’aborto…

Sull’immigrazione i postfascisti italiani sono più evasivi. Una volta al potere, hanno aumentato, con decreto prioritario, gli ostacoli alle navi delle ONG che effettuavano operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Poi hanno svelato i testi sul diritto d’asilo, ma poiché questa normativa contravviene ai principi fondamentali del diritto internazionale, i giudici contestano sistematicamente le misure adottate dalle autorità italiane… Così, a Roma, la coalizione che riunisce due partiti di estrema destra (Fratellanza d’Italia e Partito della Lega), e sembra che Forza Italia, la formazione liberale estremista – in declino – del compianto Silvio Berlusconi, stia aspettando nel resto d’Europa la destra tradizionale nella sua completa la grande scivolata verso le sue posizioni. I frutti sono maturi, come probabilmente dimostreranno le elezioni europee del 2024.

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In pratica Giorgia Meloni punta sulla banalità del male, anzi sul male della banalità. Dopo il moltiplicarsi delle minacce verbali o degli attacchi chirurgici, odiosi e simbolici, contro le donne – minano maliziosamente il diritto all’aborto – e contro i giovani – i partecipanti ai rave party, feste elettropirate, potrebbero finire dietro le sbarre – Il Primo Ministro italiano Il ministro sostiene ha voltato pagina sulla sua eredità fascista.

Permette solo ai suoi collaboratori, come Ignazio La Rosa, presidente del Senato, di moltiplicare dichiarazioni provocatorie e strizza l’occhio a quella che viene eufemisticamente chiamata la frangia “nostalgica” del suo elettorato. È chiaro però che il leader dei “Fratelli d’Italia”, partito che proviene direttamente dalle formazioni mussoliniane del dopoguerra (Movimento Sociale Italiano, poi Alleanza Nazionale), non rinuncia a nulla, ma devia con una certa complessità : così, oltre a… La Thatcher, che lei cita solennemente nel libro di interviste ad un giornalista di corte appena pubblicato, dice che il “filosofo contadino” francese Gustave Thibon, sostenitore di Vichy, cattolico fondamentalista, monarchico e scrittore , è in gran parte dimenticato. Dalle nostre Alpi, per un’opera intitolata “Ritorno alla realtà” e pubblicata… nel 1943.

Ossessionato dalla memoria storica

In sostanza, sotto il radar degli europei, la maggioranza che è al potere da un anno in Italia, con Giorgia Meloni, sta completando un processo revisionista dello Stato. Autore di numerosi lavori sulla resistenza1 Il direttore di una preziosissima collana – “Fact-Checking: Putting History to the Fact Test”, edita da Laterza – smonta, uno per uno, tutti i luoghi comuni di questi “dibattiti”, che spesso uscivano dalle fogne di Mussolini e si diffondevano. Da decenni neofascista, lo storico Carlo Greppi è una delle poche voci che ancora lanciano l’allarme in Italia.

“L’elemento centrale per me è che Giorgia Meloni e i suoi alleati e predecessori sono ossessionati dalla memoria storica, Lo racconta alla rivista “Umanità”. Ma questo è uno dei rari ambiti di intervento in cui possono muoversi liberamente e in maniera del tutto spudorata. Ossessionati dall’egemonia culturale, trascorrono il loro tempo evocando la memoria condivisa dei loro cosiddetti martiri, che sono sempre descritti come italiani e non sono mai stati fascisti (molti dei quali lo erano), mentre distruggono l’ideale antifascista e la memoria della resistenza. In Italia. »

Lo scorso luglio il Senato italiano ha approvato una manovra legislativa, organizzata da Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di sottrarre il “sanguinario” maresciallo Tito al titolo onorifico di Gran Croce d’Onore della Repubblica Italiana. Ancora più grave e strutturale: il 3 ottobre lo stesso Consiglio ha adottato, all’unanimità (147 voti favorevoli, 2 astenuti), un disegno di legge volto a sostenere “iniziative per diffondere la conoscenza della tragedia di Febe”.

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Riscrivere la storia che è diventata realtà dello Stato

In Italia è entrato nella lingua franca il termine geologico – “faitiba” al singolare – che si riferisce alle cavità naturali scavate nel calcare rinvenute in Friuli, Istria e Dalmazia (ex Jugoslavia). Per metonimia, con questo termine si intendono due episodi della Seconda Guerra Mondiale, durante i quali, tra una forma di jakiri, nel settembre 1943, contro lo spietato giogo fascista che gravava su queste terre da più di due decenni, e la liberazione, in un’atmosfera di civile guerra con epurazioni Nell’aprile e nel maggio 1945 i cadaveri furono gettati in questo abisso.

Ancor prima della fine del conflitto, a partire dal 1944, sotto la Repubblica Sociale Italiana (RSI) – lo Stato fantoccio ricostituito nei territori occupati dai nazisti tedeschi – Mussolini commemora i “martiri Fobb” e traccia le tappe fondamentali della riscrittura della storia, e la sua elevazione allo status di vero Stato, da ora in poi. È questo il viaggio che sta compiendo Giorgia Meloni, insediatasi a fine ottobre 2022, ironia della sorte, a cento anni esatti dalla marcia su Roma di Benito Mussolini.

Ricercatori e storici hanno annientato queste narrazioni di “fede” intessute con la propaganda più cruda, ma non importa! “Un cavallo di Troia per il revanscismo neofascista e postfascista Negli ultimi tre quarti del secolo, la questione Febe ha ormai goduto di un sostegno bipartisan, e negli ultimi due decenni, la complicità istituzionale e politica non ha conosciuto limiti, Carlo Greppi condanna. Dal 2004, con l’istituzione della “Giornata della Memoria”, ogni 10 febbraio, abbiamo deciso di santificare la figura delle “vittime FOB”, anche quando erano fasciste. Il 27 gennaio di ogni anno, in Italia si celebra il Giorno della Memoria: ricordiamo le vittime dell’Olocausto, il genocidio più orribile commesso nel cuore dell’Europa, che ha provocato la morte di oltre 6 milioni di persone innocenti… Ma, due settimane dopo, , passiamo alle molte migliaia di morti meritevoli, molto di più, “perché sono italiani”… o per meglio dire, “anche se sono fascisti”. Questa serie commemorativa di odio, ripetuta fino alla presidenza della Repubblica, indica che i valori, o l’assenza di valori, sono opinioni che devono essere rispettate, qualunque esse siano. Questo processo fa il gioco di coloro che vogliono commemorare e celebrare la fanatica gerarchia fascista come una “vittima italiana”, proprio come il neonato gasato ad Auschwitz. »

Nessuno, o quasi, ne parla nell’Ue, ma è difficile non seguire l’esuberante storico italiano quarantenne quando conclude: “Lo scorso 3 ottobre resterà una pagina nera in Italia, e il consenso al Senato non sorprende, se siamo disposti a considerare lo stato più grave della memoria pubblica del nostro Paese, l’ignoranza storica della classe dirigente e dei dirigenti “La palese sottomissione ideologica alla fuoriuscita di petrolio.”

Nell’aprile 2021, in occasione dell’80esimoH Nell’anniversario dell’invasione nazifascista della Jugoslavia che provocò la morte di un milione di persone, Carlo Grebbi è stato uno dei cento storici italiani, sloveni e croati che… Titolo “Alle autorità superiori” Una lettera aperta che chiede l’Italia “Ammissione di responsabilità per reati allora commessi”.. “Due anni e mezzo dopo, con l’arrivo al potere della destra postfascista, si riversano milioni di euro affinché non dimentichiamo i nostri morti, indipendentemente dalle scelte che hanno fatto e dal ruolo che hanno giocato. Ciò che rappresentano, Se ne accorge. In futuro, i ricercatori potrebbero chiamare questo capitolo della storia: “2022-2023, quando gli sconfitti divennero vincitori”. Si ricorderanno anche di coloro che avrebbero dovuto garantire il mantenimento della democrazia in questo Paese e che sono rimasti in silenzio, chissà perché. Si ricorderanno dei 147 senatori che l’hanno votata. »

Forse si ricorderanno anche di chi, in questo continente, a Bruxelles, a Berlino, ma anche a Parigi, non si è tirato indietro di fronte a Giorgia Meloni e ai suoi seguaci.

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