La crisi politica ed economica in Italia, a una settimana dalle dimissioni del presidente del Consiglio

Martedì 2 febbraio l’Italia compie un passo importante nella trattativa per risolvere la crisi politica provocata dalle dimissioni del premier Giuseppe Conte, i cui esiti sono molto incerti mentre il Paese scivola in una pericolosa recessione.
Lo riferirà martedì il presidente della Camera dei Rappresentanti Roberto Fico, incaricato venerdì dal presidente Sergio Mattarella di tenere consultazioni per creare una maggioranza parlamentare basata “sugli stessi gruppi che hanno sostenuto il governo precedente”. Dopo che sono apparsi i risultati delle interviste.

L’attuale crisi politica mette in dubbio la capacità del Paese di attuare il piano di ripresa.

Conte è stato costretto a dimettersi martedì, quasi due settimane dopo il ritiro dalla sua coalizione che include l’ex premier Matteo Renzi e il suo piccolo partito, Italia Viva (IV), necessaria per una maggioranza parlamentare. I due pilastri della sua coalizione, il Partito Democratico (PD, centrosinistra) e il Movimento Cinque Stelle (M5S, l’anti-regime fino al potere), continuano a sostenerlo.

Segnali contraddittori di Renzi

Da un lato, Matteo Renzi, presidente del Consiglio dal 2014 al 2016, continua a esprimere il suo calore e la sua freddezza sul suo potenziale ritorno alla coalizione, inviando segnali contraddittori che deliziano i politologi della stampa italiana.
Al di fuori del programma governativo, i quotidiani hanno fatto eco alle trattative in corso sulla distribuzione degli incarichi ministeriali. “Il programma è a un vicolo cieco e una guerra sui nomi: il governo di Conte è appeso a un filo”, La Stampa è riassunta martedì a Torino. Il principale quotidiano Il Corriere della Sera ha confermato che “un accordo è possibile, ma la FIFA Italia chiede grandi ministeri”.
Spetterà al Presidente Mattarella sbrogliare questa complessa situazione.

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L’economia sta crollando

Nel frattempo, il signor Conte continua a gestire le attività quotidiane nel mezzo della pandemia, che ha ucciso più di 88.000 persone e causato un calo del PIL dell’8,9% nel 2020, secondo una stima ufficiale pubblicata martedì. La terza economia più grande della zona euro sta subendo uno dei peggiori cali del PIL nella zona euro. La Francia ha visto il suo PIL diminuire dell’8,3% nel 2020 e la Germania del 5%. La Stampa ricorda: “Ogni ora 50 persone perdono il lavoro (…) Nel 2020 il fumo è esploso in 440.000 postazioni di lavoro”.

La terza economia più grande della zona euro sta subendo uno dei peggiori cali del PIL nella zona euro.

Per rilanciare l’economia in difficoltà, il governo si affida a un piano del valore di oltre 200 miliardi di euro finanziato dall’Unione Europea, ma la crisi politica in corso mette in dubbio la capacità del Paese di attuarlo.

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