‘Azuro’: Matteo Roser si adatta a Doras sotto il falso sole d’Italia

Sonno estivo, desiderio, noia… un luminoso adattamento libero che raffigura la liberazione di una donna e la nascita (ri)nascita del desiderio.

Tra meno di un anno vedremo un ritorno al clamore della leggenda Duras nel cinema: Benoît Jacquot e Susanna Andler Claire Simon e Evoke her in the Air da un film anti-autobiografico (Tu vuoi solo me), E oggi Matteo Rossi, attore e autore di diversi cortometraggi. Nel suo primo lungometraggio, il regista riprende a lavorare liberamente Cavallini a Tarquinia, La storia della spiaggia e la voglia di un paese italiano devastato dalla calura estiva.

Il confronto tra tutto e niente

In questo vaso chiuso pieno di fumi Campari le cui coppe sono riempite per alleviare la noia, un gruppo di amici accoglie un oscuro sconosciuto in vacanza.

C’è sempre qualcosa dal palcoscenico in Duras, questa falsa solennità che fa dire ai personaggi cose molto serie e molto leggere, come se visito Davanti a questo confronto tra tutto e niente, tra l’immensità (i sentimenti) e il vuoto (nell’essere). Così, Mathieu Rose dipinge i tratti della liberazione femminile e della nascita (ri)nascita del desiderio con l’ausilio di immagini fisse e scene distribuite come opere teatrali.

Il risultato produce un film a bolle luminose, che si potrebbe pensare sia aneddotico ma le cui impronte digitali finiscono per resistere – senza dubbio anche grazie alla consistenza e alla capacità dell’immagine di Georges Lechapteau, dopo ragazza facile Di Rebecca Zlotowski, per catturare un’atmosfera estiva.

visito Scritto da Mathieu Rosé con Valerie Donzelli, Thomas Ssimica e Yannick Churat (Ven, 2022, 1 h 44 min). Al cinema il 30 marzo.

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