Migranti: l’Italia aumenta la pressione sugli europei

Pubblicato il 14 novembre 2022 alle 16:09Aggiornato il 14 novembre 2022, 16:34

L’Italia non può essere l’unica porta d’ingresso in Europa per i migranti insiste Giorgia Meloni, il nuovo premier italiano. E’ quanto continueranno a ripetere questa settimana i suoi ministri degli Esteri e dell’Interno ai colleghi europei, e inizierebbe lunedì sera con un incontro a Bruxelles dei ventisette capi della diplomazia. Roma chiede ai suoi partner una soluzione comune per “difendere” i confini esterni dell’Ue e sviluppare un piano efficace ed equo per la redistribuzione dei migranti. “La solidarietà in questo dossier non deve essere solo uno slogan”, avvertono le autorità d’Oltralpe.

L’Italia teme l’isolamento

La Francia ha chiesto “all’Europa di prendere una decisione molto rapida sul seguito” al rifiuto di accogliere la “Ocean Viking” e i 230 migranti a bordo. Un tono ritenuto “aggressivo, eccessivo e incomprensibile” Dall’Italia, proprio come Parigi sospendendo la prevista accoglienza dei 3.500 migranti attualmente presenti nella penisola, o rafforzando i controlli della polizia francese alla frontiera.

Di fronte a queste misure di ritorsione, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha provato: “Non abbiamo problemi con la Francia e nessuno vuole aggiungere benzina sul fuoco”. Ma tra Emmanuel Macron e Georgia Meloni è crollata la fiducia. Nessun incontro bilaterale è previsto a margine del vertice G20 di Bali, e il capo dello Stato francese al momento comunica solo con il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

Esempio turco

Antonio Tajani avverte che “l’Europa deve intervenire oggi con il Piano Marshall per l’Africa e sviluppare una strategia comune, altrimenti presto dovremo gestire milioni di migranti”. Davanti ai suoi omologhi di Bruxelles, chiede la semplice e netta abrogazione del “Regolamento Dublino” che finora ha responsabilizzato i Paesi di ingresso dei migranti nell’Ue.

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L’esempio da seguire è l’accordo firmato con la Turchia Evoca Giorgia Meloni, che ha rinunciato alla promessa elettorale di un “blocco navale delle coste del Nord Africa” ​​e ora vuole che l’Unione europea crei centri per i migranti in Algeria, Libia e Tunisia per identificarli e valutare le domande di asilo. essere curati dagli operatori umanitari europei, con la presenza di forze militari in Libia, che continua a subire scontri tra milizie.

ONG bersaglio

Anche l’Italia chiede un regolamento europeo Alle navi delle Ong nel Mediterraneo che hanno soccorso il 16% dei 90mila migranti arrivati ​​quest’anno sulle coste della penisola. Volete che gli immigrati si prendano cura del Paese alla cui bandiera è attaccata ogni barca che li soccorre. Il ministro dell’Interno italiano Matteo Biantidossi intende mostrare lo stesso livello di fermezza del suo predecessore, Matteo Salvini. Le Ong dovrebbero dimostrare di aver soccorso i migranti su una barca in difficoltà, altrimenti incorrerebbero in una pesante multa e il sequestro delle loro navi.

Le ONG sono i taxi dei mari Critica Antonio Tajani, basandosi su un documento dell’agenzia europea Frontex in cui si afferma che “la presenza delle ong nel Mediterraneo sarà un ‘pull factor’ (un fattore di attrazione per i migranti). L’Onu preferisce invocare un “fattore di spinta”, ovvero le condizioni disumane dei centri di detenzione per migranti in Libia. Opinione condivisa dall’ambasciatore tedesco a Roma. “Le navi delle Ong stanno salvando vite dove mancano gli aiuti di Stato”, ha scritto su Twitter. Il loro impegno umanitario merita il nostro apprezzamento e il nostro sostegno. In questa occasione il governo tedesco ha annunciato un aiuto di 8 milioni di euro.

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