Cinema: il film “Cittadini del mondo” di Gianni Di Gregorio fa venire voglia di invecchiare

C’è un inafferrabile gusto dell’Italia nei film di Gianni Di Gregorio. Non qualcosa di esagerato, necessariamente estetico o effimero, al contrario. Gusto dell’Italia di tutti i giorni, reale, tangibile, un po ‘come Ken Loach nel Regno Unito ma con un buon senso dell’umorismo (a volte nero) in più.
“Citizens of the World” presenta tre romani “anziani” che sono molto orgogliosi del loro desiderio di viaggiare e vivere all’estero. Secondo loro, il loro reddito (pensione di vecchiaia per due di loro, lavoro per l’altro) non consente più loro di vivere adeguatamente nella penisola.

-Chi chiameresti un “povero padre” chiede alla figlia Atilio
Ben, le persone come noi non riescono a ottenere quello che vogliono
-Quindi siamo tutti poveri, risponde lei

Bevi, fuma, mangia, flirta e … sogna

Ma non fraintendermi. I tre “cittadini del mondo” non erano amareggiati. Si godono la vita, la mordono al massimo. C’è questa scena in cui, come quasi tutte le sere, Giorgetto torna a casa, ubriaco, con un bicchiere di plastica di Spritz in mano. (Vorrei invecchiare con un bicchiere di Spritz in mano …)
C’è anche un professore che gli ha detto, dal suo medico, che aveva l’enfisema, ovviamente, perché “fumava cinquant’anni fa”. Il dottore gli risponde che non ha niente perché è una roccia! (Vorrei invecchiare una bionda con le labbra …)
Poi ci sono le grigliate di Attilio e anche per il loro insegnante di portoghese (perché vogliono andare alle Azzorre). “Piedi sotto il tavolo!” Mio padre urlava quando andavamo in un ristorante come i tre eroi del cinema che hanno i loro consigli a Roma.

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