Perché il golf resta riservato in Italia?

La magnifica vittoria di Guido Migliozzi agli Open di Francia, per non parlare di quella degli Azzurri agli ultimi Mondiali Dilettanti a Squadre, ha dato nuovo slancio al golf italiano, che resta riservato nel suo Paese vista la sua lunga storia…

di Sebastian Brochu

Un colpo di vento. Questo è ciò che ha permesso all’italiano Guido Migliozzi per perfezionare la sua brillantezza a 18 anni e vincere così l’Open di Francia. Un’impresa che è entrata direttamente negli annali del torneo ma probabilmente non in quelli del suo paese, il cui pallino bianco non calcia proprio. Un’altezza!

Il golf, uno sport in ritardo in Italia

In una folata di vento. I precedenti difficilmente incoraggiano l’ottimismo. La sua vittoria e quella meno pubblicizzata della squadra italiana ai Mondiali Dilettanti potrebbero essere senza futuro. In Italia il golf è ancora indietro: pensateci, una ventina di altre discipline tra bocce, pesca sportiva, arrampicata o sollevamento pesi hanno più giocatori!

Una lunga storia che risale ai romani!

Tuttavia, il golf non è uno sport nuovo, è addirittura uno dei più antichi… Già nell’antichità le legioni romane si dedicavano a un hobby simile. Il pagano, consistente nel colpire una palla di piume ricoperta di pelle con una mazza, è considerato dagli storici uno dei (molti) antenati del golf. Ma quando si parla di sport moderno, bisogna aspettare fino al 18° secolo per trovarne tracce.

Scritti citano questa attività proprio nel centro di Roma, a Villa Borghese poi a Villa Pamphili dove le famiglie ricche potevano accogliere i loro nobili amici inglesi, appassionati di questo gioco. Ma si trattava ancora solo di feste bucoliche tra gentiluomini, senza vere e proprie infrastrutture.

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Creato nel 1903, Acquasanta è il più antico campo da golf d’Italia

Alla fine dell’800 troviamo tracce di circa 9 buche (non più di sei fiori), prima quella di Firenze nel 1889 seguita da Roma Acquasanta nel 1903. Ufficialmente quest’ultimo è il più antico corso esistente in Italia. Seguirono pochissime altre creazioni e la prima guerra mondiale segnò una vera battuta d’arresto.

Troppi club privati

A differenza dei suoi vicini, il paese non ha mai conosciuto un boom dei campi da golf, specialmente vicino alle grandi città che potrebbero accogliere nuovi golfisti. I club più prestigiosi sono rimasti a lungo chiusi, offrendo poche opportunità ai locali, ad eccezione dei ricchi dilettanti, di migliorare le proprie abilità.

La prima stella: Ugo Grappasonni

Non è stato fino alla metà degli anni ’50 che alcuni nomi di “i” sono apparsi in cima alle classifiche. La prima stella, Ugo Grappasonniex caddie dell’Acquasanta, riuscì in particolare a mettere il suo nome nella lista dei vincitori dell’Open de France del 1949. Si allenò con Alfonso Angelini e Aldo Caserai “Tre Moschettieri” del golf italiano.

L’avvento di Costantino Rocca

Quarant’anni dopo, il golf italiano accoglie finalmente il suo d’Artagnan, nella persona di Costantino Rocca, poi soprannominato… Porthos per le sue battute e il suo amore per il buon cibo. Vincitore dell’Open di Francia nel 1993, si è fatto parlare particolarmente di lui nel 1995, raggiungendo il 2° posto al British Open, dopo uno spareggio inaspettato ma perso contro Giovanni Dalinon senza aver restituito un putt di 17 metri uscito dal nulla il 18 dell’Old Course a St Andrews.

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Gli italiani prendono in simpatia per la prima volta un giocatore di golf – rimane l’unico dei 125 sportivi a comparire nella Hall of Fame italiana – che è un giocatore di lunga data, con un’altra impresa, una vittoria contro Tiger Woods in single, Coppa Ryder 1997. Particolarmente disponibile, ha contribuito al relativo sviluppo del suo sport, passando il testimone alle generazioni future, fratelli compresi Edoardo e Francesco Molinari.

L’incoronazione senza effetto di Francesco Molinari

Tra i fratelli, bisogna riconoscere la predominanza del più giovane, “Chicco”. Autore di un’eccezionale stagione 2018, ha vinto il British at Carnoustie e a fine stagione ottiene un 5° posto nella classifica mondiale. Il primo italiano a vincere un Major non ha però stravolto la situazione d’oltralpe.

La sua personalità è in discussione? Il suo gioco meno appariscente? Le sue altre vittorie e la sua molto pubblicizzata Ryder Cup 2018 con il suo amico Tommy Fleetwood non è cambiato nulla in materia… È curioso notare che dal suo Major il numero dei licenziatari è cresciuto di pochissimo, passando dai 91.168 golfisti del 2018 ai 92.420 del 2021…

Strutture da golf insufficienti

Il vero motivo è dovuto alle strutture del golf italiano che, caricaturalmente, ricordano il golf francese degli anni ’70 con poco più di 300 campi da golf, spesso privati ​​e con tariffe abbastanza proibitive per i comuni italiani, in particolare gli abbonamenti che sono la loro preferenza . .

La prossima speranza: la Ryder 2023

Eppure, l’ottimismo resta. In vista della prossima Ryder Cup 2023 di Roma, i club si aprono e abbassano i prezzi mentre la Federazione cerca di aumentare i propri licenziatari attraverso campagne di comunicazione ritenute ancora troppo timide.

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Piccola nazione di golf in pratica, l’Italia sta avanzando nelle competizioni attraverso una maggiore presenza di professionisti in tutti i tornei e vede emergere futuri campioni i cui Guido Migliozzi vorrebbe essere il nuovo leader.

La sua audacia, il suo talento e il suo fisico di ” bello di mamma » sono tutti asset in più per toccare un po’ di più il cuore degli italiani.

©STREETER LECKA / GETTY IMAGES AMERICA DEL NORD / Getty Images via AFP

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