La giustizia francese si oppone all’estradizione di dieci ex attivisti di estrema sinistra italiani

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La camera investigativa della Corte d’Appello di Parigi mercoledì si è opposta all’estradizione di dieci ex attivisti di estrema sinistra accusati dall’Italia di aver commesso “atti terroristici” negli anni ’70 e ’80.

Mercoledì 29 giugno la magistratura francese si è opposta all’estradizione di dieci ex attivisti italiani dell’estrema sinistra, rivendicati dall’Italia per il loro ruolo negli “anni di piombo”, dossier che quarant’anni fa ha avvelenato i rapporti tra i due Paesi .

Nella primavera del 2021, dopo mesi di trattative, il presidente Emmanuel Macron ha deciso di rafforzare l’attuazione delle richieste di estradizione per queste due donne e otto uomini, che Roma ha rinnovato un anno fa.

Questi 10 attivisti, di età compresa tra i 61 ei 78 anni, sono ricercati dall’Italia per “atti di terrorismo” negli anni ’70 e ’80.

Ma la camera investigativa della Corte d’Appello di Parigi ha emesso parere sfavorevole sulla loro estradizione in Italia, invocando il rispetto del diritto alla vita privata e familiare e il rispetto del diritto a un equo processo (artt. 8 e 6 del diritto europeo). Convenzione sui diritti umani).

Aggiunge che il presidente ha rifiutato le ulteriori informazioni richieste dai due procuratori generali in merito alla data dei fatti e alla durata del procedimento.

Quando è stata annunciata la decisione, gli ex militanti hanno abbracciato i parenti presenti in aula.

“Il trionfo dell’umanità e della giustizia sulle cause dello Stato”

rallegrati m.e Erin Terrell, che difende sette ex attivisti, tra cui i media, Marina Petrilla.

Che l’ordine del presidente Emmanuel Macron di arrestare i 10 ex attivisti lo scorso anno sia stato “un tradimento della parola data e una totale mancanza di conoscenza di cosa sia un’amnistia”, M.e Jean-Louis Chalancet, avvocato di Enzo Calvetti.

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Il suo legale, Sergio Tornaghi, ha convocato le tre richieste di estradizione, “tutte respinte dalle corti d’appello francesi”.e Antonio Conte. “Secondo me, gli italiani dovrebbero essere in grado di stabilire la loro storia ed esaminare il loro passato”.

Un periodo di violente lotte sociali, gli “Anni di piombo”, segnati dall’escalation tra l’estrema destra e l’estrema sinistra composta da innumerevoli gruppi rivoluzionari, tra cui le Brigate Rosse, provocarono oltre 360 ​​morti da entrambe le parti, migliaia i feriti , 10.000 arresti e 5000 condanne.

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Il ministro della Giustizia italiano, Marta Cartapia, ha commentato che la decisione della magistratura francese era attesa “da tempo dalle vittime e dall’intero Paese, riguardo a una pagina drammatica e ancora dolorosa della nostra storia”.

Questa decisione è uno “schiaffo in faccia”, il disamorato politico italiano di estrema destra Matteo Salvini.

“Questi assassini non hanno pagato il conto alla giustizia italiana e, alla luce della decisione odierna, probabilmente non lo faranno mai”, ha detto Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d’Italia, denunciando la decisione “inaccettabile e vergognosa”.

Possibilità di ricorso

Durante le udienze dal 23 marzo al 15 giugno, ex militanti che hanno accettato di parlare hanno raccontato ai giudici della loro vita in Francia a volte per quarant’anni.

Sostenevano che si credeva che fossero tutti protetti dal Credo Mitterrand. Il presidente socialista François Mitterrand (1981-1995) ha promesso di non estradare ex attivisti tagliati fuori dal loro passato.

La presenza di questi ex combattenti in Francia ha avvelenato le relazioni tra Francia e Italia sin dagli anni ’80.

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“E’ un momento storico nel rapporto franco-italiano” e “la coscienza della Francia, dopo anni di procrastinazione, anche qualche inerzia, con lo shock di anni di piombo”, ha accolto l’Eliseo durante gli arresti.

La presidenza ha aggiunto che Emmanuel Macron “voleva risolvere la questione. Questi arresti chiudono completamente il fascicolo”.

Il ministro Cartabia ha affermato mercoledì che la decisione di ordinare questi 10 arresti “è la prova di una piena comprensione delle tragedie che il nostro Paese ha vissuto in questi anni di leadership e, soprattutto, della fiducia del governo francese” nelle istituzioni italiane.

In un comunicato stampa, il procuratore della Corte d’Appello Remy Heitz ha osservato che le decisioni “possono essere oggetto di ricorso in cassazione”.

La Cancelleria, richiesta dall’Agence France-Presse, ha annunciato che “l’autorità giudiziaria francese ha emesso una sentenza generale e il ministero della Giustizia non deve commentare questa decisione”, sottolineando al contempo “l’alto livello di fiducia reciproca tra le autorità francesi e italiane che condividono un concetto che richiede lo stato di diritto”.

Il procuratore di stato italiano William Jollier ha dichiarato di essere in attesa della posizione del pubblico ministero e dei dettagli sulle motivazioni della corte.

con AFP

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