Jean Daret, tra Bruxelles, l’Italia e il quartiere Mazzarino

Jean Daret, tra Bruxelles, l’Italia e il quartiere Mazzarino

Religiosi o laici, i suoi ordini ad Aix furono eseguiti tra gli altri, nella chiesa della Madeleine, a Saint-Sauveur e presso collezionisti privati: il clero della Controriforma, parlamentari, la sua clientela, mecenati e dilettanti lo cercarono per arredare interni anche per piccoli e medi formati. Jean Daret sposò Madeleine Cabassol di Aix nel 1639, dalla quale ebbe otto figli. Abitò vicino a Place Bellegarde in un appartamento in rue du Puits-Neuf prima di acquistare nel 1646 un terreno e i mezzi per costruire una casa nel quartiere Mazarin, al 4 di rue du Quatre Septembre. Completato dopo la sua morte e abitato dalla vedova, il suo ultimo progetto residenziale fu un palazzo privato situato al 29 di rue Cardinale.

Provenienti dai luoghi di culto di Aix, identifichiamo nel corso di questa mostra a Crocifissione, Salvatore di Horta guarisce i malati e sei ritratti di Santi, superstiti di una serie di 22 dipinti apparsi prima della distruzione in rue du Bon Pasteur, in una cappella dell’ex convento dell’Oratorio. Un edificante Morte di San Giuseppe proviene dalla chiesa di Lambesc. Tra i successi di Jean Daret ricordiamo subito quelloAngelo custode riprodotto sul manifesto della mostra, solitamente appeso nella chiesa di Saint-Pierre a Simiane-Collongue. I pannelli menzionano dipinti rinvenuti in situ ad Aix, nella cattedrale di Saint-Sauveur, in rue Espariat, nella chiesa di Saint-Esprit, ma anche nella regione, in particolare nelle chiese di Pertuis e Oppède-le-Old.

Un sogno elaborato
nel crogiolo di Aix

In linea con lo slancio dato da questa mostra, 22 dipinti di Daret e dei suoi contemporanei sono stati restaurati presso il CICRP, il Centro interdisciplinare per la conservazione e il restauro del patrimonio con sede a Marsiglia, nel quartiere Belle de Mai.

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Soprattutto nel campo della pittura religiosa, preferiremo spesso a certe tele poco inventive di Daret, i dipinti dei suoi coetanei Reynaud Levieux e Nicolas Mignard che contestualizzano e completano felicemente la mostra. D’altronde, per comprendere la singolarità del talento di Jean Daret, uno spazio chiuso al pubblico per troppo tempo è stato appena straordinariamente restaurato. Dopo aver percorso i due piani della mostra Jean Daret, raggiungerete il 19 di rue Gaston de Saporta, dall’altra parte del Cours Mirabeau.

Ci siamo affezionati nel 1978 in occasione dell’indimenticabile mostra “La Peinture en Provence au XVIIe », portato al Museo delle Belle Arti di Marsiglia da Henri Wyttenhove (1946-1988) un autoritratto di Daret datato 1636.
Questa tela che questa volta
non poteva lasciare il museo
proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo, riunisce accanto al busto e ai pennelli dell’artista, un compasso e una testa scolpita che ricordano che all’inizio della sua carriera Daret voleva essere architetto e scultore. Il suo sogno si realizzò perfettamente quando nel 1654 gli fu chiesto, in accordo con il suo alter ego Pierre Pavillon, di immaginare l’arredamento di una scala cerimoniale, della tripla ringhiera e del pianerottolo dell’Hôtel de Châteaurenard. Il suo trompe-l’oeil presenta figure scolpite ospitate in nicchie, una Minerva alata e con l’elmo che attraversa e vola sul soffitto e un oculo che celebra le arti liberali, la pittura, la musica, la matematica e l’astronomia. Oltre ad una finta finestra nascosta da una tenda rossa sollevata dall’improbabile sagoma di un giovane cameriere, l’alta gabbia di un pappagallo e il profilo di un giardino primaverile, con cipressi e alberi tremanti alla luce, aumentano le prospettive di questa meditazione spazio. Lontano dai miraggi di una città vetrina ormai strettamente turistica, Jean Daret avrà realizzato con sobrietà la sorprendente scenografia di un monumento le cui dotte armonie traducono l’irriducibile riservatezza, le convinzioni e la freschezza di un Grand Siècle provenzale completamente scomparso.

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