In Italia, Jean-Luc Melenchon ha aiutato la sinistra radicale


SIn piazza del Console, a Don Bosco, un piccolo quartiere della periferia est di Roma, stanno lavorando alacremente gli attivisti dell’Unione Popolare (UP). All’ombra di alberi ad alto fusto si alzavano sedie, si alzavano bandiere, si aprivano manifesti elettorali: tutto doveva essere pronto per accogliere l’illustre ospite della coalizione di forze della sinistra radicale italiana. Si dice che anche il luogo dell’incontro (a duecento metri da una base militare Nato) non sia stato lasciato al caso. Alle 17:45 di mercoledì, con un po’ di ritardo, sicuramente a causa dei colpi di scena del traffico rumeno, Jean-Luc Melenchon, camicia bianca e occhiali da sole, è finalmente entrato, tutto sorrisi. Di fronte al silenzio riverente dei suoi ospiti, il presidente de La France Insoumise chiede: “Quindi non stai urlando?” E per scaldare la folla a un grido di resistenza, ha alzato il pugno. In un batter d’occhio fu aperto il complesso romano.

Con i suoi compagni italiani, il politico francese si rammarica di non essere venuto vestito da presidente della repubblica o da primo ministro della repubblica vicina. Poco male, Luigi de Magistris, capo della Lista dell’Unione Popolare, è euforico. “Sono molto felice che Melenchon abbia deciso con coraggio di sostenere questa forza appena nata”, saluta l’ex sindaco di Napoli. Più che un’utile spinta da parte del peso massimo della sinistra europea quando gli alleati italiani del leader della LFI erano nel limbo a meno di tre settimane dalle elezioni nazionali. Poco più dell’1% nei sondaggi: lontano anni luce dalla folle corsa al primo posto tra Fratelli d’Italia (la destra postfascista) e Pd (il centrosinistra). “Non mi interessa, l’ex vice di Marsiglia spazza, non potevo stare nel mio letto di fronte ai fascisti”.

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Se tra Jean-Luc Melenchon e la socialdemocrazia italiana (l’imputato in Bill Pace Abbandonare la questione delle classi popolari a favore della destra) L’allontanamento politico è compiuto da tempo, con la sinistra radicale, l’amicizia, la resistenza negli anni. Già nel 2018 il deputato francese si stava prendendo una pausa nella carica di sindaco di Magistris, poi ha accolto con favore la lotta per l’acqua pubblica dell’assessore comunale di Napoli. Nello stesso anno, in occasione delle elezioni legislative, Jean-Luc Melenchon diede il suo infallibile sostegno anche ai candidati del partito Potere al popolo, formazione oggi al centro dell’Unione Popolare. Vicinanza a tutti i livelli, anche nelle file dei volantini elettorali. “Non ti dirò perché il tuo programma è il migliore. È lo stesso del mio”, riassume il politico francese davanti agli attivisti sindacali. Un’agenda “Robin Hood”, dal canto suo, definisce il candidato a Magistris: introduzione di salari minimi, assunzioni di massa nei servizi pubblici, pensionamento a 60 anni, nazionalizzazione del settore energetico, legge sul fine vita, legalizzazione della cannabis, lotta all’evasione fiscale e fine consegna di armi in Ucraina.

Svolta a sinistra per Conti

In visita nelle terre romane, Jean-Luc Melenchon non dovrebbe presentarsi al fianco dell’ex presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Non un incontro ufficiale, né una foto in programma con il leader del Movimento 5 Stelle (ex forza anti-regime), “ignorato” dal candidato presidenziale tripartito, analizza la stampa d’oltralpe. Nella foga della corsa alle elezioni, Conte dovrà per il momento farlo con l’imbarazzante appoggio dell’ex inquilino della Casa Bianca Donald Trump: una grave battuta d’arresto per chi avrebbe voluto vestire i panni di “Melenchon italiano”, i media confermano diverse piume della penisola.

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A ragione, che il suo partito si è finalmente liberato della sua frangia “moderata” (incarnata dall’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio), Giuseppe Conte ha scelto di puntare tutto a sinistra alle elezioni legislative. Con, al centro del suo programma, la Difesa del reddito di cittadinanza, creata sotto la sua supervisione esecutiva. Il senso della mossa: riprendere i pezzi con il movimento progressista e la ferraglia a 5 stelle dello scorso anno e provare così a riconquistare gli elettori della prima ora che hanno portato il partito in vetta alle urne nel 2018. Che è un metodo che sembra in parte dare i suoi frutti visti gli ultimi buoni sondaggi di opinione (circa il 12% delle intenzioni di voto) a cui oggi viene attribuito il movimento 5 stelle. Qualcosa che preoccupa gli elettori dell’Unione Popolare: “Con il suo nuovo discorso, Giuseppe Conte è riuscito a convincere tanti amici di sinistra”, rileva Emmanuel, presente mercoledì all’incontro del leader di Insoumis. in sindacalistiAlcuni temono l’effetto di un “voto utile” a sinistra la sera del conteggio.

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Tuttavia, nelle file della sinistra radicale italiana è difficile dimenticare i “multipli cambi di casacca” di “coloro che hanno promesso di cambiare tutto”, ricorda Giuliano Granato, il candidato dell’Unione Popolare. In meno di quattro anni gli anti-regimi del Movimento 5 Stelle hanno deciso di governare alternativamente al fianco della Lega Salvini (partecipando, in particolare, alle sue decisioni sull’immigrazione), acerrimo nemico del PD, e poi agli ordini dell’ex Banca Centrale Europea Governatore Mario mio confetto. Senza nominare direttamente il Movimento 5 Stelle, Jean-Luc Melenchon ha messo in guardia i suoi alleati italiani contro la tentazione di “alleanze contorte e schemi corrotti”. Il leader dell’organizzazione LFI avverte: “Se ti incontrerai, ti ritirerai, sarai distrutto. E sarà ben fatto!”

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