IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI – Recensione Film Vittorio De Sica

Italia, 1938 … Mentre l’ideologia fascista permea in modo pervasivo i costumi italiani, le azioni antiebraiche si moltiplicano e le società sportive sono bandite per i membri non ariani. Vinzi Contini, pilastro dell’aristocrazia ferrarese, accoglie i giovani della piccola borghesia sui campi da tennis nell’immenso parco che circonda il palazzo di famiglia. È così che Giorgio ha avuto l’opportunità di vedere il suo amico d’infanzia, Mikol, il suo primo ed eterno amore.

critico cinematografico

Forse è stato un periodo triste Vittorio de Sica durante le riprese Finzi-Contini Giardino 1970. Questo film sulla memoria, se non l’ultimo regista, sembra un addio, come la fine di una carriera trentennale. Il quadro della vita appartata condotta dalla famiglia ebrea dei Vinzi Contini rappresenta un ritorno al periodo storico in cui ha vissuto lo stesso regista, la Seconda Guerra Mondiale, di cui ha ritratto le conseguenze sociali in Italia. ladro di biciclette Nel 1948, poi in Siusiara Dopo diversi anni. Il film è stato un enorme successo internazionale, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani, e ha vinto l’Orso d’Oro di Berlino e l’Oscar per il miglior film straniero nel 1972, permettendo a Vittorio De Sica di riallacciarsi con spettatori e critici inosservati. Dal suo film Verso la commedia italiana popolare.

Finzi-Contini Giardino Si presenta come una modesta evocazione dell’ascesa del fascismo alla fine degli anni ’30. Dopo le misure antisemite sempre più restrittive messe in atto dal governo, i giovani ebrei di Ferrara si incontrano regolarmente nel giardino privato di Finzi-Contini, una grande famiglia aristocratica che ha appena lasciato il loro dominio. Poi diventa un rifugio dove i protagonisti continuano a vivere in pace come se nulla fosse, mentre la situazione esterna si deteriora nel corso dei mesi. Un po’ coscientemente, il narratore, Giorgio, cerca di prolungare un’era che finisce immergendosi nei suoi ricordi, che regolarmente percorrono la storia, e occupando la mente con una frustrante storia d’amore con il suo amico. Fin dall’infanzia, Michele.

Come ha sottolineato Christoph Gans nel documentario che accompagna l’uscita del video, i personaggi fanno un passo indietro ritirandosi in giardino, come se sperassero di sfuggire alla grande storia. Vittorio de Sica quindi non è una porta chiusa, perché vediamo ancora alcune scene per strada, ma piuttosto un microcosmo cittadino. Ci sarà solo una breve fuga durante un viaggio a Grenoble dove Giorgio riceverà testimonianze sugli orrori della guerra in preparazione ad essa che lo spingeranno a tornare nel suo bozzolo italiano. L’unico altro contatto con l’esterno sarebbe attraverso la cronaca illustrata mostrata prima delle sessioni cinematografiche, che evoca in modo intrigante la vista in lontananza di un telescopio puntato sul mondo.

Forse perché è così interessato a catturare lo spirito del tempo, il film ha difficoltà a catturare gli attori nella sua storia e non il grande ritratto di un personaggio che potrebbe essere. Umberto D. nel suo tempo. L’agonia di Giorgio nell’amore e nel malessere che sembra uccidere lentamente Michael e suo fratello è organizzata in un’atmosfera sognante, un po’ frenetica che manca di un po’ di ancoraggio drammatico. Così i vari soggetti faticano ad entrare in dialogo. Tuttavia, la storia acquista forza quando il crollo, che ha avvertito all’inizio del film, finisce per accadere: La Marcia della Storia, in cui Vinci Contini non ha mai creduto, arriva a profanare il suo giardino in fuga. De Sica ritrae tanto l’evento, il che equivale alla recitazione. C’è una vera svolta quando i dialoghi lasciano improvvisamente tanto spazio al silenzio estremo quanto alle risposte aride, soprattutto per le situazioni in cui non c’è più via d’uscita.

L’approccio cinematografico di Vittorio de Sica riesce così a restituire una certa stranezza al romanzo di Giorgio Bassani. La storia, dedicata ai ricordi e al rimpianto, è ambientata nel comfort soffocante in un remoto teatro imbottito dove l’altro non è geografico ma temporaneo. Le numerose omissioni, non sempre molto distintive, vanno sicuramente in questa direzione. Gli anni passano in fretta, troppo in fretta per i personaggi ma forse anche per il regista: alla fine della sua carriera, Finzi-Contini Giardino Un’occasione per ripercorrere com’era il suo lavoro, e le problematiche sociali alle prese con la seconda guerra mondiale, per assicurarsi un posto nella memoria del cinema attraverso un ampio episodio.



Bonus edizione video M6

Parco Vittorio de Sica (25 gradi)

Durante questa intervista, Christoph Jans mette in luce la statura del Parco Vinci Contini nella filmografia di Vittorio De Sica. Per questo torna prima di tutto alla ricezione critica dei suoi film, che è molto mista in Europa rispetto agli Stati Uniti dove è sempre stato entusiasta. In secondo luogo, Gans discute gli sconvolgimenti di produzione che hanno spinto de Sica a realizzare questo lungometraggio, nonché il modo in cui la sua vita personale ha influenzato la direzione del film. Infine, l’oratore dà modo di leggere l’azione dalle sequenze principali della trama.

Giorgio Bassani, dalla scrittura allo schermo (11 gradi)

Il giornalista Frédéric Albert Levy discute le libertà prese dalla citazione di Vittorio de Sica, e poi discute il lavoro di Giorgio Bassani in generale. Riguarda in particolare la portata autobiografica del suo romanzo, nonché il rapporto prussiano con la memoria che attraversa tutta la sua produzione letteraria.



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