▷ Kick for ChatGPT in Italia: l’AI è sospesa!

▷ Kick for ChatGPT in Italia: l’AI è sospesa!

Con oltre 13 milioni di utenti giornalieri, ChatGPT è diventato uno strumento di riferimento in pochi mesi. Considerata una vera innovazione tecnologica, continua a stupire ovunque nel mondo… o quasi. In Italia, ad esempio, non vediamo di buon occhio questa innovazione OpenAI…

Problemi di non conformità alla normativa in materia di trattamento dei dati

Online dal 30 novembre 2022, ChatGPT continua a far parlare di sé: o se ne lodano i pregi, o si raccolgono critiche. L’Italia ha optato per la seconda opzione.

Secondo il Garante (l’equivalente della CNIL in Italia), la sua società madre OpenAI è accusata di non avere una giustificazione legale per la raccolta delle informazioni personali degli utenti di Internet, il che equivale a una violazione della legislazione europea. Secondo i regolatori italiani, i progettisti di ChatGPT non forniscono alcuna informazione ai propri utenti sui dati che raccolgono. Inoltre, nessuna base giuridica giustifica la massiccia raccolta di dati effettuata da OpenAI per addestrare i suoi algoritmi.

Così, venerdì 31 marzo, il Garante ha deciso di sospendere ChatGPT in Italia. Un’indagine è stata condotta anche da questa autorità preposta alla protezione dei dati personali su OpenAI. Per finire, ha ordinato a questa società di un certo Elon Musk di “limitare temporaneamente il trattamento dei dati degli utenti italiani”.

All’origine di questa decisione: la fuga di dati riguardanti le conversazioni degli utenti e le informazioni riguardanti il ​​pagamento degli iscritti al servizio a pagamento ChatGPT Plus avvenuta lo scorso 20 marzo.

Mancanza di un sistema per verificare l’età degli utenti

OpenAI, inoltre, viene additata dalle autorità italiane per non aver implementato un meccanismo per impedire agli utenti di età inferiore ai 13 anni di accedere al servizio.

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Il garante sostiene che ciò li espone a “risposte del tutto inadatte al loro livello di sviluppo e di autocoscienza”. Il tempo stringe dunque per questa azienda specializzata in Intelligenza Artificiale: ha tempo fino al 19 aprile per annunciare le misure che intende adottare per risolvere la situazione.

In caso contrario, rischia una sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del suo fatturato annuo mondiale, il massimo fissato dal GDPR.

Da parte della Francia, la CNIL “non ha ricevuto un reclamo e nessuna procedura simile è in corso”, secondo AFP. Tuttavia, ha deciso di consultarsi con il suo omologo italiano per “chiarire il quadro normativo nei mesi a venire”.

Ci chiediamo poi se non sia un po’ tardi da parte degli italiani rallentare una macchina in piena ebollizione come ChatGPT che ha già al suo attivo più di 100 milioni di utenti e già sfruttata in diverse attività, come sfruttare ChatGPT in digitale marketing.

L’Unione Europea vuole limitare l’IA

Il chatbot conversazionale di OpenAI non è il primo a subire le ostilità italiane. Lo scorso febbraio anche l’Italia ha bloccato, per motivi simili, un’altra IA, Replika, commercializzata come “amica virtuale” che permette di intrattenere una conversazione con un avatar personalizzabile.

Nel complesso, l’Unione Europea è preoccupata per la diffusione dell’intelligenza artificiale e sta attualmente sviluppando progetti di regolamento per regolamentare meglio l’uso di questo tipo di tecnologia, che è attualmente in voga.

Di recente, molti ricercatori hanno co-firmato una lettera di avvertimento sui pericoli dell’IA e sulla velocità con cui si sta sviluppando in tutto il mondo. Da diverse settimane sono stati lanciati segnali di allarme anche nei confronti di IA come ChatGPT, quest’ultima ritenuta incompatibile con il GDPR, che è la legge attualmente in vigore.

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Se l’Italia è stata il primo Paese ad agire contro questa intelligenza artificiale, alcuni Paesi potrebbero seguirla come la Germania o il Canada, che non escludono la possibilità di sospendere ChatGPT. Anche in Francia le possibilità non sono escluse, perché la CNIL ha annunciato di aver ricevuto due denunce relative alla protezione dei dati.

Continua…

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