Recensione: Il sogno italiano, di Michele Placido

Recensione: Il sogno italiano, di Michele Placido

Nel 1968 Michele Placido aveva 22 anni: il giovane poliziotto pugliese lavorava a Roma, dove l’eccitazione di un certo mese di maggio gli scuoteva la vita. Appassionato di teatro, al futuro attore e regista viene offerta la sua prima opportunità di recitazione mescolandosi con studenti in sciopero. Come molti hacker, il giovane difende la causa delle persone che dovrebbe spiare. Eccitato dall’impegno politico e dalla passione romantica, cambiò bandiera per intraprendere la carriera di attore (iniziata in realtà nel 1974 con Romanzi e trust Di Mario Monicali).

Sullo schermo Michele interpreta Nicola, nei panni dell’attraente Riccardo Scarmacchio. Il poliziotto con accento del sud incontra Laura nei corridoi dell’università dove sta raccogliendo informazioni sul procedimento in corso. La bella e saggia studentessa si ribella alle catene dell’educazione cattolica borghese e sogna il cambiamento in questa gioiosa atmosfera di protesta. Viene sedotta da Libero, il leader del movimento studentesco, ed è sensibile al lento fascino di Nicola. Gli eventi del maggio 68 sono stati in qualche modo ridotti a un ruolo di fondo Musica rock’n’roll, in una non sorprendente storia iniziatica più romantica che politica. La presenza di Riccardo Scarmacchio ricorda il film Mio fratello è figlio unico (Daniele Lucchetti, 2007). L’intimo in realtà si mescola con il politico in questo film quando due fratelli con convinzioni ostili si innamorano della stessa donna. La storia romantica ha la precedenza sul soggetto politico, come nel caso di Placido. Ma i personaggi riflettevano la contraddizione della società italiana a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta e la difficoltà dei giovani a posizionarsi politicamente in un contesto turbolento e inquietante, mentre la contestazione popolare cedeva progressivamente il passo al periodo buio degli “Anni di piombo”. .” “.

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Possiamo ambientare una storia in un periodo chiave della storia della giovane Repubblica Italiana, senza mostrare la complessità di questo contesto? In Sogno italianoLa mancanza di pensiero critico sul mondo in cui si sviluppano gli eroi contribuisce allo sviluppo del lirismo artificiale. Inscatolato da una premessa autobiografica, il film non rivela quasi nulla sulla fragilità dell’Italia nel mezzo dei disordini. Di conseguenza il personaggio di Nicola, pur in uno stato di completo interrogativo, non riesce ad acquisire il valore metonimico che avrebbe potuto avere. Il suo “Grande Sogno” si limita alla classica storia di un provinciale che va nella capitale con voglia di gloria. Tutti i personaggi che incontra sono stereotipi che i suoi artisti a volte faticano a dare vita. Abbiamo anche appreso che lo stesso Riccardo Scarmaccio è ancora più stimolante. Come la giuria ha suggerito al suo personaggio durante l’esame di ammissione al conservatorio, questa volta vorremmo dirgli che non basta essere bello per fare l’attore! Le continue difficoltà della produzione cinematografica italiana ci portano anche a vedere sullo schermo sempre gli stessi volti, tra cui quello di Laura Morante, qui nel ruolo caricaturale e dimenticabile di un’insegnante di teatro crudele e seducente.

Il movimento di protesta che ha animato Nicholas per qualche tempo sembra essere l’impulso che ha spinto a cambiare il suo percorso professionale, senza generare una consapevolezza politica duratura. Potremmo essere tentati di interpretarlo come il desiderio di mostrare il maggio 68 come un fuoco di paglia, un movimento effimero e senza seguito. Ma un’immagine troppo saggia del mondo studentesco annulla l’idea di un approccio critico da parte del direttore. L’empatia domina la rappresentazione “affascinante” della gioventù in difficoltà. Non possiamo fare a meno di trovare tutti questi studenti romani vestiti molto bene, seduti molto bene, come se assumessero una certa postura, i loro stendardi molto ben disegnati, ed i loro motti molto carini. Per mescolare la piccola storia con quella grande, ricorriamo chiaramente a paragrafi in bianco e nero, giochiamo sulla sensibilità dell’immagine argentata e usiamo il rallentatore… Dimostrazioni e incontri diventano dipinti che glorificano la bellezza dell’anima e della bellezza. Il corpo della gioventù spericolata. Il tempo trascende i ricordi… Così il regista presenta una visione ingenua degli eventi: il suo film Maggio 68 è simile a ciò che potrebbe immaginare chi non lo ha vissuto, alimentato dai racconti abbelliti degli anziani, più che dalla testimonianza di uno dei partecipanti. La bella nostalgia di Placido lo spinge verso cliché visivi che frustrano lo spettatore in attesa di una prospettiva reale sul periodo di protesta sociale che è diventato tipico nei discorsi attivisti, ma che ha ancora bisogno di rappresentazioni cinematografiche critiche.

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Infine, le critiche che si possono rivolgere a Placido Sogno italiano È più o meno lo stesso di Romanzo Criminale (2005), che ha raffinato la crudeltà di “Anni di piombo” attraverso l’estetica dell’intrattenimento. Concepito da una prospettiva transnazionale, da film di gangster, Romanzo Criminale Esclude di sviluppare un’affermazione critica su una realtà specificatamente italiana. Michel è coraggioso ma non spericolato… I suoi due film successivi rivelano tutto il mistero del suo stile di regista: affronta temi sociali e politici interessanti, evitando di gettarsi nel dibattito, e soprattutto desideroso di accontentare tutti. Non è un po’ troppo facile?

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