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Siamo storia

Stiamo derubando il Duce (In arrivo il 26 ottobre su Netflix) Bastardi senza gloria? No. È stupido che alcuni critici se ne risentano? Sì, l’ispirazione potrebbe venire anche, vagamente, da Tarantino: lo striscione all’inizio del film dice che c’è anche una storia (no: storia) ed è un po’ vera e per niente. Ma Renato Di Maria, regista e sceneggiatore del film (con Federico Gnesini e Valentina Strada), compie con orgoglio un’operazione all’italiana volta più alla glorificata (sì) comicità che a essa. Pulp Fiction altro. Isola (Pietro Castellitto), ladruncolo legato alla borsa nera milanese (quasi) liberata, scopre che il famigerato oro di Mussolini è già lì e deve essere sottratto alla Svizzera prima che cada il regime. Radunerà una banda di improbabili complici per catturarlo. Ne più ne meno. “Volevo farne uno film di contrabbandoE poi ho pensato di collegarlo alla storia”, ammette Di Maria. Non ci voleva molto, bastava un’idea. Ed è così.

Furfanti, con gloria

Isabella Ferrari nel ruolo della Diva Nora Cavalieri e Filippo Timi detto Gerarca Borsalino. Foto: Sara Petraglia/Netflix

Se Pietro Castellitto strizza l’occhio ai “capi” della nostra commedia, gli altri protagonisti e comprimari non sono da meno. l’incredibile Matilda de Angelis nei panni dell’amante (e cantante) di Yvonne; la sua amante, nonché leader fascista Borsalino (l’altrettanto confortante Filippo Timmy). E poi, nella banda, l’immancabile Tommaso Ragno, il compianto Alberto Astori, al flop Macchio Capatunda (meglio noto come l’ex pilota della Mille Miglia che ha bandito Troco), i nuovi arrivati ​​Luigi Fedele e Coco Rebecca Edogamhe che in seguito estate Continua a crescere. Poi c’è la sexy Isabella Ferrari, la cantante avvizzita Ben Norma Desmond Viale del Tramonto (Si chiama Nora) e Cruella de Vil e Maurizio Lombardi, registi in plasticità. Tutti bastardi che vagano di gloria.

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Dalla parte pubblica

Pietro Castellitto / Isola e Matilda de Angelis / Yvonne. Foto: Sara Petraglia/Netflix

Qualcuno alla Festa del Cinema di Roma, dove Stiamo derubando il Duce È stato presentato e lo ha descritto come un “affare d’affari”. Come se il cinema non fosse il cinema in generale e lo sia sempre stato: ma ehi, questo aprirebbe un capitolo molto ampio. Renato Di Maria è un autore sperimentale (cfr Ciao! E il Vita scandalosa), che non ha snobbato il grande pubblico (leggi di tutto e di più: distretto di polizia). E questa volta si imbarca in un film di puro intrattenimento dal ritmo incalzante (98 minuti: grazie) in cui sembra essere il primo a divertirsi. Scritto con una penna leggera ma vivace. Rispetto ad altre produzioni Netflix italiane create sul tavolo, questa ha senso dell’apparenza (e dell’algoritmo) e dell’autorialità. Certamente ne ho alcuni.

Il denaro c’è (e appare)

Tommaso Ragno in una scena del film. Foto: Sara Petraglia/Netflix

Ricorda questo diagramma di Sabato sera in diretta Dove una ragazza normale si presenta negli uffici di Netflix per fare una presentazione, e prima ancora che inizi a dirlo, i produttori le stanno già lanciando un sacco di soldi? Questi sono i soldi. anche questo. Il packaging è piuttosto lussuoso, ma i soldi sono ben spesi (non pensate che alcune commedie casalinghe costino molto meno), dalle scenografie (di Giada Calabria) ai costumi (Andrea Cavalletto) alle sequenze d’azione finali. È stato magnificamente fotografato (Gian Filippo Corticelli) e montato (Clelio Benevento). Circa panico Dal divano, e va bene: vuol dire che si può fare un altro cinema: azione, genere, (ripetiamo) puro intrattenimento. Anche in Italia.

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dipingere… Nero

Copia di Mathilde de Angelis Singer. Foto: Sara Petraglia/Netflix

Se la città è stata bruciataMassimo Ranieri urla nella sequenza iniziale. Classicone per un film che vuole essere un po’ un classico, comunque con una svolta. I momenti salienti sono di mano di Matilda, anch’essa eccellente Cantante (Ma lo sapevamo). Entrambi sono nella “copertina” tutto neroÈ passata dai Rolling Stones a Katrina Caselli a lei, entrambi in uno amarti Cantato da CCCP con una voce molto rauca/sensuale. Mi fa rabbrividire, tremare, rabbrividire.

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About the Author: Drina Lombardi

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