La colonna sonora originale del film Blue Eyes

Occhi blu Vivi il genere in questa interpretazione personale e omaggio al film polare francese. È un dialogo leggero, appesantito dall’atmosfera, con personaggi tristi e romantici: due capitani, un ladro, uno scooter, un giovane meccanico… e la città. Roma e le onde del traffico che vagano per le sue strade e le notti solitarie e vuote tra la piramide di Roma, bianca come la luna, e il Colosseo all’alba in attesa di sfide e vendetta. Non ci sono immagini del paesaggio. Ogni foto racconta la storia attraverso le emozioni che suscita. Gli scatti interni sono semplici. L’architettura arreda i luoghi giocando con lo spazio e la luce. Si capisce molto di ogni personaggio mentre si muovono deliberatamente attraverso questi spazi vuoti. Il film è stato girato con un grandangolo – tipico di questo genere – in CinemaScope, che dà profondità e costringe a scegliere
determinati punti di vista. In “Blue Eyes” non abbiamo bisogno di vedere tutto, solo ciò che aiuta a creare la storia. Il cinema è anche ciò che scegli di non mostrare. La fotografia è così “fisica” – fa emergere contrasti, dettagli e distanze – che puoi quasi toccarli. Fin dall’inizio, la ladra e la sua città accompagnano il suono della tromba. La musica, come tutti i suoni del film, è molto importante, fa avanzare la storia, racconta la storia e funge da ponte per le emozioni. Poi si ferma, se ne va, proprio come un ladro, e mentre aspettiamo la fine, ci immergiamo nell’atmosfera fumosa del jazz e dei sogni estivi al suono dell’ondeggiamento. I film di genere hanno bisogno di talento perché seguono le regole e le tecniche del cinema. Tanto talento è stato messo nella realizzazione di questo film, dalle attrici e modella Valeria Giulino, Jean Hugues Engled e Ivano Di Matteo, al direttore della fotografia Matteo Cuco, al compositore Andrea Vari e ai suoi straordinari solisti Paolo Friso e Luigi Piovano, a Esme Ciaroni. e Grazia Materia, Fabrizio Nanni, Luca Servino e Filippo Porcari. A tutti è stato chiesto di pensare a questo film come a un gioco con la situazione più pericolosa possibile e di usare con grazia una tecnica a metà tra il crimine e il noir per capire il mondo e dire qualcosa al riguardo. noi stessi.

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