Dopo la Svezia, l’Italia? L’ascesa dell’estrema destra in Europa

La vittoria dei cosiddetti “democratici svedesi” galvanizza i loro cugini italiani. Matteo Salvini si diverte su Twitter: “Anche nella bella e democratica Svezia, le sinistre sono sconfitte, rimandate a casa“. Adesso “tocca a noi, il 25 (settembre) vinceremo!

Il boss della Lega, partito anti-immigrazione, fa parte di un’alleanza dei diritti che riunisce la piccola formazione “Forza Italia” di Silvio Berlusconi (ancora lì) e soprattutto i “Fratelli d’Italia” un partito postfascista creato nel 2012 da una donna di 45 anni, Giorgia Meloni. Il loro trio vola letteralmente sopra le urne. A differenza della Svezia, l’estrema destra in Italia non è solo un’alleata della destra mainstream, ma sta guidando il ballo. Giorgia Meloni ha tutte le possibilità, in dieci giorni, di prendere il comando della terza economia dell’eurozona.

Giorgia Meloni vuole contrastare l’immigrazione, per prevenire quello che lei definisce “sostituzione etnica“. Ha anche nel mirino la “lobby” LGBT. Vuole aumentare il tasso di natalità, promuovere “l’identità giudeo-cristiana dell’Europa” (il suo motto è “Dio, patria, famiglia”), abbassare le tasse e allentare alcune regole europee. Da qualche parte tra Donald Trump, Eric Zemmour e Viktor Orban.

Brothers of Italy è chiaramente un partito di estrema destra; se parliamo di postfascista è perché è l’erede del MSI (Movimento Sociale Italiano) fondato nel 1946 dai sostenitori di Benito Mussolini. Frères d’Italie ha mantenuto anche il suo logo, una fiamma tricolore verde-bianco-rosso (lo stesso aveva il Fronte Nazionale in Francia). Giorgia Meloni scopre che Mussolini ce l’ha “ottenuto molte cose buone”.

Ma niente aiuta. Non spaventa nemmeno gli ambienti economici, convinti che agirà in continuità.

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Svezia e Italia mostrano che l’estrema destra sta diventando un luogo comune in Europa, che c’è una porosità di valori con la destra repubblicana. È un’evoluzione strutturale globale. E anche se la sua presenza in un governo resta eccezionale (l’abbiamo vista in Austria due volte in 20 anni, in Italia con la Lega, in Finlandia), negli ultimi anni i conservatori lo hanno normalizzato adottandone i programmi in tema di immigrazione o sicurezza . Integrando i suoi partiti ei suoi rappresentanti nel gioco politico. Possiamo citare anche il governi nazionalisti conservatori di destra in Polonia e Ungheria.

Il sentimento di declassamento e di insicurezza economica tra gli europei, amplificato dalla crisi energetica, potrebbe rafforzarlo ancora di più alle urne: de altre elezioni promettono di essere disputate nelle prossime settimane e mesi, in Slovenia, Repubblica Ceca, Finlandia e Danimarca.

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