Turisti sardi bloccati nelle Filippine: «Voli pieni o troppo costosi, aiutateci a tornare a casa»

Turisti sardi bloccati nelle Filippine: «Voli pieni o troppo costosi, aiutateci a tornare a casa»

La vacanza diventa un’odissea dopo la crisi in Medio Oriente

Quella che doveva essere una semplice vacanza tropicale si è trasformata in un viaggio senza ritorno, almeno per ora. Due giovani sardi, partiti per le Filippine per qualche giorno di relax, si ritrovano bloccati a migliaia di chilometri dall’Italia a causa delle tensioni internazionali che stanno sconvolgendo il traffico aereo globale. Tra voli cancellati, prezzi proibitivi e scarse risposte dalle istituzioni, la loro situazione resta incerta.

Il racconto di Sara e Stefano, partiti da Alghero

Sara Scanu e Stefano Mojoli, entrambi di Alghero, nel nord-ovest della Sardegna, raccontano di trovarsi in una situazione sempre più difficile. Dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente, molte rotte aeree internazionali sono state deviate o sospese per evitare il sorvolo delle aree più a rischio, provocando ritardi, cancellazioni e una forte riduzione dei posti disponibili sui voli intercontinentali.

«Siamo qui bloccati e nessuno sembra ascoltarci», spiegano i due giovani. «I voli di ritorno praticamente non esistono più: quelli disponibili sono tutti pieni».

La loro preoccupazione era iniziata già prima del blocco effettivo dei collegamenti. Temendo complicazioni nei trasporti, avevano provato a contattare l’ambasciata italiana e il Ministero degli Esteri, la Farnesina, segnalando la situazione e chiedendo informazioni sui possibili rientri.

Nessuna risposta dalla compagnia aerea

Secondo quanto racconta Sara Scanu, anche i tentativi di contattare la compagnia aerea con cui avevano prenotato il viaggio si sono rivelati inutili.

«Non abbiamo mai ricevuto una risposta concreta», afferma. «Solo messaggi automatici che invitano ad attendere sviluppi della situazione. Alle nostre telefonate e ai messaggi non ha risposto nessuno».

Una situazione che non riguarda solo i due turisti sardi: negli ultimi giorni molti viaggiatori europei stanno incontrando difficoltà a rientrare dall’Asia sudorientale, a causa della riduzione delle rotte e della forte domanda sui voli rimasti operativi.

Il contatto con l’ambasciata: «Aspettate o riprogrammate a vostre spese»

Neppure il dialogo con le autorità diplomatiche italiane sembra aver portato risultati concreti.

«Dall’ambasciata ci hanno detto di aspettare, perché “magari la situazione cambia”», racconta ancora Scanu. «In alternativa ci hanno suggerito di riprogrammare un volo a nostre spese, con il rischio però che, se la compagnia aerea riprendesse le operazioni, potremmo comunque perdere il biglietto originale».

Secondo i due giovani, anche dal Ministero degli Esteri non sarebbe arrivato alcun supporto diretto. «Dalla Farnesina non abbiamo ricevuto nessun contatto», aggiunge Scanu, senza nascondere la propria delusione.

Il problema dei costi: biglietti fino a 14mila euro

Oltre allo stress e all’incertezza, la coppia deve fare i conti anche con un ostacolo economico molto pesante.

I pochi voli alternativi segnalati dalle autorità hanno prezzi estremamente elevati. «Le soluzioni proposte superano i 2.000 euro a persona e in alcuni casi arrivano addirittura a 14mila euro», spiegano.

Cifre difficili da sostenere per due giovani lavoratori, soprattutto considerando che il viaggio non era stato programmato per durare così a lungo. «Siamo persone che lavorano e non è semplice giustificare un’assenza prolungata», sottolinea Scanu.

L’appello: «Abbiamo bisogno di aiuto per rientrare in Italia»

Tra preoccupazione, stanchezza e difficoltà logistiche, Sara e Stefano lanciano ora un appello alle istituzioni affinché venga trovata una soluzione per il loro rientro.

«Vogliamo solo tornare a casa», dicono. «Non sappiamo più a chi chiedere aiuto e la situazione sta diventando sempre più complicata».

Il caso evidenzia ancora una volta le conseguenze indirette delle crisi geopolitiche sul traffico aereo internazionale, che possono colpire anche i viaggiatori civili lontani dalle aree di conflitto.

Una situazione che resta incerta

Per il momento non è chiaro quando i due giovani riusciranno a rientrare in Sardegna. Molto dipenderà dall’evoluzione della situazione internazionale e dalla graduale riapertura delle rotte aeree.

Nel frattempo, come molti altri viaggiatori bloccati all’estero, Sara e Stefano continuano a cercare una soluzione sostenibile per tornare in Italia, nella speranza che le istituzioni possano offrire un supporto concreto nelle prossime ore o nei prossimi giorni.

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