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Come finisce un dittatore? Nell’aprile del 1945, dopo tre giorni di disperata fuga, il Duce fu fucilato dai partigiani e il suo corpo fu appeso a testa in giù.
Di François Guillaume Lorraine

sopravvivere. Benito Mussolini, Alessandro Pavolini, dirigente del Partito Fascista (in cappello nero), e Francesco Baracco, Presidente del Consiglio della Repubblica di Salò (bendato), in provincia di Milano, 25 aprile 1945, tre giorni prima della loro morte.
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YuUna colonna di automezzi si è fermata nei pressi di Moso, 50 chilometri a nord di Como, su una strada incuneata tra lago e montagne. Da una parte una decina di partigiani comunisti del 52e Brigata Garibaldi, comandata dal conte Bellini Delle Steele, sotto il nome di battaglia Pedro. Dall’altra, 200 soldati della Flak, l’unità aerea tedesca, più una trentina di SS al comando del tenente Berzer, che trasportava una ventina di comandanti fascisti. In testa al convoglio c’era un’auto blindata guidata da Pavolini, il leader del Partito Repubblicano Fascista. E su questo autobus, ripiegato su una panchina, c’era il corpo di Benito Mussolini, apatico e ancora ignaro che là fuori si giocasse il suo destino.
Dopo diverse sparatorie, Pedro e Valmayr, il comandante della Flak, decidono di andare ai colloqui…
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KEYSTONE FRANCE / GAMMA RAPHO – Farabola / Leemage via AFP – Leemage via AFP – Fototeca Ann Ronan / Photo12 via AFP

Giulia Ferrara è autrice per Barsport.net e si occupa della copertura di notizie di attualità, politica, economia, tecnologia, sport, intrattenimento e lifestyle. Il suo approccio editoriale si basa su una comunicazione chiara, accurata e orientata ai lettori, con l’obiettivo di rendere le informazioni facilmente comprensibili e utili. Segue gli sviluppi più rilevanti del momento, raccontando fatti, tendenze e storie che hanno un impatto concreto sulla vita quotidiana e sull’interesse del pubblico.
