non votiamo mai contro il Partito Democratico

Sabato De Filippo, ieri Rostan, oggi è possibile che D’Alessandro decolli. L’Italia viva perde deputati ma per ora non crolla al Senato dove i voti contano il doppio. Il Partito Democratico e il Movimento 5Stelle continua a bussare alla porta. Convinti che sfileranno altri pezzi, che la maggioranza si consoliderà nelle prossime settimane. Per i rossogialli potrebbero staccarsi tre, chi sta lavorando al dossier pressa su Conzatti, Parente, Grimani, Vono, Comincini e Marino, ma Renzi – che ieri sera è tornato a radunare i parlamentari – dice che è ancora calmo: «Non credo Conte avrà la maggioranza assoluta », ripete. Il senatore Nencini è un caso a parte, “io – ribadisce – faccio parte del Psi, non di Italia Viva”. Ma anche lui dovrebbe “resistere”, almeno questa è la convinzione nelle file renziane.

Nella chat interna silenzio assoluto. Solo gli appelli all’unità si susseguono, non per ascoltare le sirene dem. «Perché – il ritornello del senatore di Rignano – siamo forti solo se manteniamo la compattezza». Sabato Renzi ha spiegato ai suoi follower che il canale con PD e M5S era ancora aperto, “ci stanno sondando”, ha riferito, ma ieri c’è stato un nuovo rallentamento. “Forse – osserva un altro fedele ex presidente del Consiglio – ricominceranno a parlare con noi mercoledì, ma dovremo ricominciare dagli stessi argomenti sul tavolo”. Quindi nessuna ritirata.

Con un piano B in tasca. Se il centrodestra apre all’alternativa di un governo di unità nazionale, Italia viva darà subito l’ok. Un dirigente tecnico, non politico. Sarà la controffensiva al percorso del governo di minoranza che ha deciso di prendere Conte. I nomi restano quelli di Draghi o Cartabia, mentre sembra ormai scomparso lo scenario di un dirigente guidato da Franceschini o Di Maio – che aveva ipotizzato anche Renzi -. «Difficile», argomenta da Iv. Ma la partita al Senato è decisiva non solo per il premier. Anche Renzi suona molto. Chi non ha (finora) aperto alla dem ma non nasconde il proprio malessere, il giorno dopo il conte in Senato farà un discorso chiaro all’ex premier: “Ti abbiamo seguito fin qui ma ora devi Risolvi la situazione perché non possiamo votare contro il Pd, il nostro elettorato non ce lo permetterebbe mai ».

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C’è chi arriva addirittura a parlare di possibilità di supporto esterno, mentre altri si concentrano su un progetto con Calenda. In ogni caso, il timore dei renziani è quello di essere schiacciati dall’opposizione, di essere dipinti allo stesso modo della Lega Nord e di Fdi, e per la nostra storia – ragionamenti di vari deputati e senatori – non possiamo permettercelo “. Non basta quindi dire che Italia viva voterà sulla varianza di bilancio e sul ristoro dl. “Non è pensabile, deve trovare il modo per riportarci alla maggioranza”, osserva un senatore.

In realtà Renzi ha già tracciato la strada: «Io – ha spiegato ieri – sono dalla parte dell’Italia, sono un patriota, ma se mi chiedi se faccio parte della maggioranza dico ‘non più’». E ancora: «Non condividerò progetti mediocri. Non voterò mai per un governo che si considera il migliore del mondo e di fronte a 80mila morti non ci vuole il MES ».

L’ex presidente del Consiglio prevede di tornare in carica non appena si vedrà che non ci sono le condizioni perché Conte possa andare avanti. A sedersi a tavola “per aiutare – ha spiegato ai suoi seguaci – il presidente della Repubblica Mattarella a rilanciare il Paese”. Se la maggioranza uscisse dal processo alla Camera e al Senato in numero limitato, Renzi tenterà di nuovo di negoziare. Fermo restando un Conte ter, “niente veto sui nomi”, ma con la certezza che l’affittuario di Palazzo Chigi “è ormai numerato”. «Se Conte pensa di aver fatto tutto bene, allora andremo avanti. Se pensa che ci siano le sue responsabilità, che è pronto a mettere sul tavolo in un incontro con la coalizione, allora i problemi si risolvono in due ore », ha tagliato corto il presidente della IV, Rosato.

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