William Christie Gardens, a spasso tra l’orto e l’orto musicale – Notizie

Nei giardini di William Christie a Thiré in Vandea, uno per uno passeggiate e incontri musicali in mezzo alla natura estiva:

Le giornate sono piene di stagnazione, in questo luogo unico scoperto dallo spettatore che ama la musica barocca o dal passeggino che ama passeggiare nel cuore della natura in fiore. E dopo alcuni brani composti da Le Camus, andò alla scoperta delle piantagioni di peperoncino e ad apprendere le proprietà di questa spezia, per tornare, più accorto, ad ascoltare il Marin Marais in riva al fiume. I giardinieri, come i musicisti, accolgono il pubblico con evidente piacere, in mezzo a una natura indubbiamente amplificata dalla musica.

© Julian Gazou

Oltre allo spettacolo serale (incluso regina indiana Nello specchio d’acqua), il momento clou della giornata ruota attorno ai brani musicali in cui, secondo i loro desideri, lo spettatore si aggira da un punto all’altro del parco per venire ad ascoltare, ad esempio, Théotime Langlois di Swarte e musicisti di Swarte esibendosi alla Juilliard School di New York estate Da Vivaldi, salutato con entusiasmo non solo da un applauso, ma anche dal volo di colombi bianchi che partono per raggiungere il colombo: anche la natura sembra essersi messa al servizio della musica.

© Jay Chen

Inoltre, in una parte del parco denominata “The Giant’s Wall”, ha trovato il pedone Paul Agnew, accompagnato al liuto da Thomas Dunford, e Viola da Gamba di Miriam Regnoll: un tenore inglese con melodie malinconiche di Le Camus presenta al pubblico (come Non si sente niente in questo frutteto), e termina con la seguente domanda: Qual è l’equivalente, oggi, di questa musica che racconta di un amore infelice? Così Paul Agnew si propone di spiegare non lasciarmi De Brel, la cui versione barocca non dispiace al pubblico, è brillantemente accompagnata da oud e viole.

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© Jay Chen

Anche i pedoni possono diventare tifosi della “partita Francia-Italia”, con Sinfonia in fa maggiore (preso da Musica strumentale) di Johann Joseph Fux, che fomenta la polemica tra la musica italiana, incarnata da Sébastien Marcq al flauto dolce, e la musica FrancoiseQuesto è l’oboe del Neven Lesage. Al violoncello, Elena Andreev e su Theorbo, accompagnando Benoit Vallay e conducendo alla fine di questo match, Reconciliation (“Nemici confusi”) in modo flessibile e senza intoppi.

© Jay Chen

Sotto un salice piangente dopo il ponte cinese, questi talenti di Les Arts Florissants possono essere ritrovati, in particolare con il giovane soprano Lauren Lodge-Campbell di Jardin des Voix, che fa una grande voce. Per l’occasione, Thomas Dunford e Douglas Ballet (al contrabbasso) si sono divertiti a scrivere alcune delle canzoni che hanno dato in questo spettacolo intitolato sei anche tu, dove offre al pubblico una sorta di intrattenimento di una sorta di musica pop barocca. Le novità continuano anche nel tardo pomeriggio, quando il pubblico si riunisce per ascoltare un canto ispirato a lo spostamento Di Ovidio, scritto e composto da Douglas Palette. Si legge così, in una specie di varietà colpo forte, la storia del cacciatore Atteone che trasforma Diana, che sorprende nel suo bagno, in un cervo (il pover’uomo che divora i suoi cani). La recitazione è accompagnata da violino, flauto, arpa, liuto e viola da gamba, creando uno straordinario cocktail musicale.

© Jay Chen

Oltre ai Woolks, la serata offre anche la sua parte di concerti con una grandiosa sinfonia di ukulele che riunisce William Christie e Justin Taylor, alla Terry Chapel dove poi vibrano le riflessioni, con i pezzi tributo di Barbara Strozzi di Clear. E la voce del soprano Maud Junidzaz. Il giorno dopo, nella meditazione finale del festival, Thomas Dunford fa il suo ritorno e suona le versioni di Bach che immergono il pubblico in una dolce e lenta contemplazione. È vietato applaudire a queste ultime esibizioni e in questo stato di semi-veglia, a metà tra il sogno e l’oscurità, lo spettatore esce dalla chiesa per ammirare la volta stellata, dove brillano le costellazioni e la Via Lattea.

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© Julian Gazou

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