Robert Glasper alla FIJM: La scienza del rap al servizio del jazz

Teatro a Maisonneuve a pieno regime per il ritorno, ieri sera, del compositore e pianista Robert Glaspier, venuto a diffondere la buona musica jazz, soul e hip-hop che lo ha reso famoso fin dal suo debutto con il nuovo cantante Bilal al termine del 1990 anni e fino alla sua trilogia di album radio neraL’ultimo è apparso a febbraio. Glaspear e le sue scorte di tre calibri hanno raggiunto il punto target, risultando in due ore di groove fluidi e ispidi.

Creato nel 1994 per “onorare l’artista jazz di fama mondiale, il suo lavoro e il suo contributo al rinnovamento del genere”, il nuovo Premio Miles-Davis è stato lanciato per la prima volta ai fotografi che hanno accettato il suo trofeo, prima del nostro lancio: “Ci vediamo presto” e il DJ Jahi Sundance sono rimasti soli con la folla di Montreal.

indossare BrickBit Per una buona ventina di minuti, sono passato dal rap al rap vecchia scuola, suonando in un unico file alcuni brani classici che non hanno mancato di coinvolgere gli esperti, prima di essere raggiunto da un’orchestra al completo. Lo sottolineiamo perché in seguito, senza che ce ne accorgessimo, DJ Jahi Sundance aveva davvero preparato il terreno per il resto della performance, letteralmente e figurativamente: il concerto di Glasper era, in sostanza, un lungo miscuglio di spunti musicali, frammenti di temi musicali disegnati dal suo repertorio e tratti da Quelli dei compositori che gli piacciono, si uniscono come fa il DJ per formare alla fine una performance lunga e continua (quasi).

“Il jazz è il padre e la madre dell’hip-hop, due generi musicali nati dall’oppressione, due tipi di musica hardcore”, ha già detto Glaspear in un’intervista a NPR. Al concerto di ieri, non solo ha fatto questa affermazione, ma ha anche mostrato come la sua profonda conoscenza dell’hip-hop possa ora dare vita a una nuova espressione del jazz. Per poter offrire un concerto come quello di ieri, è necessario conoscere a fondo da dove provengono i campioni di registrazioni jazz riciclate dai rapper, capire come li ricontestualizzano e poi riciclare queste idee, ritmi e armoniche a loro volta , nel contesto di una performance jazz.

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Sentirlo trasformare il jazz in rap, soul, R&B e poi di nuovo in jazz è illuminante. Utilizzare l’eccezionale talento del batterista Chris Dave (che ha mantenuto il ritmo vicino a Kenny Garrett in particolare vent’anni fa) per raggiungere questo obiettivo ha reso il suo lavoro più facile. Questo ragazzo è batteria Con il cuore che batteva forte e mani di sorprendente precisione – nel bel mezzo del concerto, durante un momento di relax, Glasper lo sfidò a riprodurre le pause delle registrazioni rap e R&B, in cui apparentemente si infilava il naso nelle bacchette.

Glasper, alle tastiere e alla voce, ha debuttato con ti ho trovato (dall’album ArteScienza, 2016), e si vorrebbe dire che la canzone, o almeno la sua anima, è durata più di 90 minuti. Tra l’inizio e la fine, una pausa ritmica e melodica, sempre supportata da soul, funk, hip-hop, e la fusione di questi generi con il jazz. L’abbiamo sentito più e più volte Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, in stile Falling Soul per la sua versione da studio su First Black Radio (2012), per metterla in una fantastica nessuno come te (Di più ArteScienza). In una sola curva di Rodi, ha cantato alcune battute Nell’aria stanotte di Phil Collins, adattato Sguardo d’amore Scritto da Burt Bacharach In un lungo segmento dedicato alla memoria dell’influente compositore hip-hop J. Della, la sezione delle percussioni (completata da Bernice Travis al basso, presenza esperta e cancellata anche la sua lussuosa esibizione da solista a fine concerto) solchi sorprendentemente visionari del tardo battitore.

A volte un tema rilanciava dopo una ventina di minuti di sequenze estemporanee: strutturalmente, suonava tutto casualmente come i primi venti minuti dati dal DJ Jahi Sundance che, durante tutto il concerto, ha aggiunto graffi ed effetti sonori al gioco dei suoi compagni di squadra. Un ballo di fine anno liscio, completamente sconnesso, ma coeso dall’inizio alla fine. Gli è valsa una meritata calorosa accoglienza.

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