Lotta al cambiamento climatico: cosa ne pensano francesi e italiani?

Di fronte all’emergenza climatica, una nuova indagine di Ipsos che prende di mira l’opinione di francesi e italiani, e analizza i punti di vista di entrambi i cugini, per i dialoghi franco-italiani per l’Europa.

“Il clima è una vera emergenza seria”I francesi e gli italiani si conoscono. Mentre la consapevolezza del riscaldamento globale è trasversale, il livello di sensibilità rispetto alla necessità di intervento è più alto tra gli italiani (81%) che tra i francesi (72%). È la prima osservazione di un’indagine di Ipsos Italia (su un campione di 1.000 italiani e 1.000 francesi), sostenuta da Edison, e presentata il 22 settembre a Milano nell’ambito di un nuovo incontro. Dialoghi italo-francesi per l’Europa. L’iniziativa, promossa dalle Università delle Scienze del Po e Luis Guido Carli in collaborazione con The European House-Ambrosetti, è giunta quest’anno alla sua quarta edizione.

Con questa indagine dal titolo “Lotta al cambiamento climatico: il punto di vista di francesi e italiani”, i Dialoghi italo-francesi hanno voluto contribuire al dibattito sulla salvaguardia del pianeta e fornire spunti di riflessione. L’iniziativa arriva in un momento in cui l’emergenza climatica è al centro dell’attenzione internazionale con tre grandi eventi. Milano ospiterà questa settimana Youth for Climate e poi PreCop26 (30 settembre – 2 ottobre), mentre la 26a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) si terrà a Glasgow a novembre, sotto la co-presidenza dell’Italia.

Nel contesto attuale, l’opinione pubblica italiana sembra essere più sensibile alle questioni ambientali. Il 40% degli italiani considera il riscaldamento globale il problema ambientale più urgente, rispetto al 33% dei francesi. Gli italiani sono anche più preoccupati dei francesi per l’aumento degli eventi meteorologici estremi causati dal cambiamento climatico (88% contro 80% per i francesi). E per una buona ragione, la penisola è più soggetta a disastri naturali rispetto alla Francia, soffre di molte zone sismiche e subisce regolarmente violente inondazioni.

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I francesi si dicono però più informati dei cugini transalpini su alcuni concetti di transizione energetica, di carbon neutrality (58% dei francesi, 36% degli italiani) o sul tema degli Accordi di Parigi (36% degli italiani ). , 46% tra i francesi). Marc Lazar, professore a Science Po e uno dei maggiori specialisti dell’Italia contemporanea, spiega questa differenza in particolare con Dare priorità alla trasformazione ambientale nel dibattito pubblico in Francia, in tutti i partiti politici.

Transizione energetica: ottimismo italiano di fronte allo scetticismo francese

Gli italiani sembrano più ottimisti dei cugini sulla transizione energetica e sui suoi potenziali benefici in termini di crescita, sviluppo e occupazione. L’86% di loro ritiene che la transizione energetica sia un’opportunità di crescita, contro solo il 69% dei francesi. Un italiano su due pensa che possa rilanciare l’economia e creare posti di lavoro contro solo un francese su tre. Ma in Italia ciò potrebbe generare circa 90.000 posti di lavoro, secondo le stime fornite dal direttore di Edison Nicola Monti.
I dubbi francesi possono essere “Crisi dei gilet gialli”Secondo Mark Lazar. E per ricordare lo slogan allora imperante: “Pensa alla fine del mondo, siamo alla fine del mese”.
« La trasformazione ecologica può avere successo solo se appare socialmente desiderabile”., in tal senso, Nando Pagnocelli, presidente di Ipsos, citando uno dei padri dell’ambientalismo, Alex Langer. Il capo dell’istituto elettorale sottolinea che è quindi necessario far capire che l’ambiente non è ostile alla crescita economica.

Lotta al riscaldamento globale: chi sono i protagonisti?

Per combattere il cambiamento climatico, la partecipazione deve venire dai tre attori principali: cittadini, imprese e governo. Ma il sondaggio evidenzia ancora una volta differenze di opinioni tra l’opinione pubblica italiana e quella francese. Sia gli italiani che i francesi si rendono conto che possono avere un impatto attraverso le loro scelte e comportamenti quotidiani (dal consumo di carne all’uso dei condizionatori, passando per l’acquisto o la vendita di prodotti usati).

Lezione di cittadinanza per italiani sui temi ambientali
Marco Lazzaro

Ma la consapevolezza della necessità dell’impegno personale è quindi più forte tra gli italiani (65%), mentre i francesi sono più critici sulla propria responsabilità (il 60% considera importanti le proprie azioni personali). Lo smistamento selettivo è più alto in Italia, ad esempio: il 68% degli italiani afferma di farlo “sempre”, contro il 60% dei francesi. L’Italia occupa anche una posizione di leadership in Europa nel riciclo dei rifiuti.
“Non avremmo qui una lezione di mentalità civica da parte degli italiani sui temi ambientali?” “chiede Mark Lazar.

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La divergenza di opinioni è particolarmente netta sul ruolo che lo Stato dovrebbe assumere: per il 60% degli italiani le autorità dovrebbero intervenire a sostegno della transizione energetica, in particolare sostenendo le imprese con finanziamenti, contro il 48% dei francesi. Quest’ultimo sembra più sospettoso del ruolo di garante dello Stato. “I francesi hanno sviluppato una forte sfiducia nelle istituzioni, nella classe politica e più in generale nei confronti di chi assume il ruolo di responsabilità”.Note di Mark Lazar. Inoltre, solo il 33% dei francesi si fida del mondo della scienza (ricercatori, professori, ecc.) contro il 44% degli italiani.

In conclusione, il direttore di Ipsos Nando Pagnoncelli, citando i risultati dell’indagine, ha affermato: Sia per i francesi che per gli italiani è importante il ruolo dell’informazione (che provenga dallo Stato o sia svolta dalle imprese) per governare la trasformazione ambientale.

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