L’Italia riduce la sua dipendenza dal gas russo – Economia



Per spezzare il circolo vizioso della sudditanza energetica, l’Italia, che dipende per il 95% delle sue importazioni, di cui circa il 40% dalla Russia, si è lanciata alla caccia del gas. La scorsa primavera sono stati firmati contratti con Congo, Angola, Mozambico e Qatar. Firmato anche un accordo con l’Algeria, secondo fornitore della Penisola dopo la Russia, che aumenterà di 2 miliardi di metri cubi l’attuale volumetria annua.

Scorte di gas superiori al 75%

Alla porta del presidente Abdel Fattah al-Sissi ha bussato anche Roma, che ha comunque mantenuto tempestose relazioni diplomatiche con l’Egitto dall’assassinio di un giovane ricercatore italiano nel 2016 e il cui corpo è stato trovato torturato e mutilato alla periferia del Cairo. L’accordo prevede la fornitura di circa 3 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL).

Questa offensiva diplomatica ha permesso alla penisola di ridurre di quasi la metà le sue importazioni di gas russo, un record in Europa. E soprattutto riempire i serbatoi di stoccaggio del gas oltre il 75%. Nonostante questi risultati, che dovrebbero permettere alla Penisola di sfuggire al brutto scenario di una penuria durante l’inverno, il governo ha chiesto agli italiani di ridurre i propri consumi di almeno il 7% entro marzo 2023.

La digestione anaerobica è stata criticata per il suo impatto sull’ambiente

Per tagliare il cordone con Mosca, l’Italia punta anche sulle navi metaniere in grado di trasformare il GNL in gas naturale gassoso. Allo stato attuale, il Paese dispone di tre strutture tra cui un impianto di biogas, un terminal galleggiante e un’isola artificiale situata sull’Adriatico. Per aumentare la propria capacità di lavorazione, l’Italia ha appena acquistato due navi metaniere. Una di queste unità dovrebbe essere ormeggiata per tre anni al largo di Piombino (Liguria). Un’operazione che suscita la rabbia degli abitanti, questa nave metaniera in grado di respingere ogni giorno circa 50 kg di cloro, un vero disastro per l’ecosistema, affermano gli ambientalisti. Il governo ha anche rilasciato una busta per costruire due nuovi impianti di metanazione entro il 2023.
Infine, sono allo studio anche altri due fascicoli: la costruzione di un terminal progettato dal gruppo Edison nel porto industriale di Oristano, in Sardegna, e l’acquisto di altre due unità galleggianti che sarebbero ormeggiate anche in quest’isola. . Resta da vedere se il prossimo governo che si formerà dopo le elezioni anticipate del 25 settembre accetterà di realizzare questi progetti.

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