Italia: sciopero della RAI per difendere la sua ‘libertà’ dalle ingerenze politiche | TV5MONDE

Italia: sciopero della RAI per difendere la sua ‘libertà’ dalle ingerenze politiche |  TV5MONDE

I giornalisti della Radio e della televisione statale italiana (RAI) hanno iniziato lunedì uno sciopero di 24 ore per difendere la loro “libertà” di fronte ai “tentativi” di trasformare l’emittente in “un megafono per il governo” da parte della leader di estrema destra Giorgia Meloni.

Il sindacato Osegray, che rappresenta 1.600 dei suoi 2.000 giornalisti, ha notificato uno sciopero dopo aver accusato la direzione della Rai di aver censurato un discorso di un noto scrittore critico nei confronti della Meloni alla vigilia della Festa della Liberazione, il 25 aprile.

All’ultimo minuto, la RAI ha cancellato un discorso sul fascismo dello scrittore Antonio Scurati, che accusava il partito di estrema destra Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni di “cercare di riscrivere la storia” incolpandolo dei peggiori eccessi del regime fascista. Per la sua cooperazione con la Germania di Adolf Hitler.

“La Rai non è più un servizio pubblico, ma si è trasformata in un megafono del governo”, ha denunciato la leader del Partito democratico (PD, centrosinistra), Ellie Shlein.

Un’immagine contenuta in un comunicato diffuso domenica dall’Usigrai, secondo il quale i suoi giornalisti preferirebbero “perdere un giorno o più di stipendio piuttosto che” [leur] libertà”.

Il sindacato ha spiegato nel suo comunicato stampa: “Stiamo scioperando per difendere l’indipendenza e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo di fronte al controllo permanente degli spazi mediatici da parte dei politici”.

“Pressione e censura”

Finanziata in parte dal canone e con leader nominati da tempo dai leader politici, l’indipendenza della Rai – che in Italia rappresenta il 39% del pubblico – è sempre stata argomento di dibattito.

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Ma quando la Meloni è salita al potere, le paure sono aumentate.

“Lavoro alla RAI da 20 anni, ma non ho mai sentito tanta pressione né visto tanta censura”, ha detto lunedì all’Associazione della Stampa Estera a Roma Enrica Agostini, giornalista televisiva di RAI News.

Descrive le pressioni gerarchiche per aprire i giornali con informazioni positive sulla Meloni, mentre argomenti imbarazzanti per il governo venivano ignorati “quotidianamente” o affrontati tardi.

Cita in particolare la polemica attorno al ministro dell’Agricoltura – e genero – di Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida, che a novembre fermò un treno ad alta velocità per farlo scendere a una fermata non programmata.

Agostini spiega che l’informazione è stata elaborata diverse ore dopo che Ray ne venne a conoscenza e dopo una nota della redazione.

Lunedì alcune notizie sono state conservate grazie a giornalisti vicini a un altro sindacato, recentemente formato e ancorato a destra, l’ONRI, che si oppone a quella che chiama “mobilitazione ideologica”.

Usigrai ha ricevuto il sostegno di altri sindacati di giornali.

Il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), che li riunisce, Vittorio De Trapani, ha denunciato “il pericolo (…) di una deriva stile ungherese che ridurrebbe la libertà di stampa e la libertà di stampa .” ‘esprimere”.

In risposta, la direzione della RAI ha sottolineato che “non è stata imposta alcuna censura o embargo informativo”, accusando il sindacato di “promuovere notizie false”.

“Lo sciopero del sindacato Usigrai, ad un mese dalle elezioni europee, oltre all’impoverimento dell’informazione, espone il servizio pubblico alla strumentalizzazione politica”, ha aggiunto l’amministrazione in un video comunicato stampa.

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