Italia e Francia: Il Quirinale nella Casa Dritta

Dopo anni di trattative, una bozza di trattato bilaterale tra Francia e Italia era pronta per la firma. Secondo le informazioni pubblicate dall’agenzia di stampa italiana Ansa – che non sono state né confermate né confermate dal governo italiano – Emmanuel Macron dovrebbe visitare Roma giovedì 25 novembre, dove incontrerà prima il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Partecipazione alla cerimonia della firma. Questo accordo si inserisce in un contesto in cui le relazioni tra i due Paesi sono tornate a un buono stato.

L’idea di un trattato bilaterale è stata sollevata per la prima volta al vertice franco-italiano di Lione nel settembre 2017 prima di essere rinviata a causa della forte crisi diplomatica nel 2018-2019. Nel febbraio 2019, l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, è stato convocato a Parigi per una “consultazione”. Pochi giorni fa, il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio (M5S), si è incontrato in giacca gialla, mentre il suo compagno nella coalizione populista Matteo Salvini (Lega) ha attaccato quasi quotidianamente Emmanuel Macron.

La stampa, in Italia e in Francia, chiamava questo accordo il “Trattato del Quirinale”, in riferimento al Trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania, firmato nel 1963 e aggiornato nel 2019. Sotto pressioni occulte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che era non coinvolti nei negoziati Pur sostenendo esplicitamente la necessità di un accordo strutturale, il nome ufficiale non dovrebbe riferirsi alla residenza del capo dello Stato, ma dovrebbe chiamarsi semplicemente: “un trattato tra la Repubblica francese e la Repubblica italiana per la promozione della cooperazione bilaterale”.

convergenza geopolitica. Questo testo è ritenuto molto importante da parte italiana per “accrescere gli scambi e migliorare la struttura del quadro delle relazioni, a volte burrascoso”, assicura un diplomatico d’oltralpe. Oltre al suo contenuto, la sua firma simboleggia il passato più favorevole che le relazioni tra Roma e Parigi hanno attraversato. Per Mario Draghi i rapporti con Emmanuel Macron e la Francia sono ormai prioritari, soprattutto in ottica europea: l’Italia non vuole un ritorno assoluto all’ortodossia di bilancio, che è un punto di incontro con la Francia. Tuttavia, a Roma è stato sottolineato che questo rapporto bilaterale non è un sostituto dei legami con la Germania, ma piuttosto un complemento.

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Secondo Arturo Varvelli, capo dell’ufficio romano del Consiglio europeo per le relazioni estere, l’accordo tra i due Paesi beneficia di una serie di riavvicinamenti geopolitici, “in particolare in Libia e nel Mediterraneo, dove Roma e Parigi sono ormai alleate. L’Italia è coinvolto anche negli sforzi francesi nel Sahel”. Allo stesso tempo, dobbiamo essere realistici, il rapporto è squilibrato e Italia e Francia hanno un peso diverso negli affari internazionali”.

Ciò è particolarmente evidente, secondo Arturo Varvelli, in ambito economico, dove Roma si considera una sorta di piccolo partner: “Le difficoltà che Fincantieri incontra in Francia sono un chiaro segnale della mancanza di reciprocità, perché gli investimenti francesi in Italia in banche sono state soddisfatte Assicurazioni, cibo e beni di lusso sono ben accolti. La speranza è che il trattato aiuti a risolvere le controversie in futuro”.

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