Istituzioni dell’Unione Europea dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea

Sembra che la dinamica di disintegrazione europea incarnata nell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non sia stata confermata negli ultimi anni. Nessun partito di governo danese, greco o italiano difende più l’uscita del proprio paese dall’unione. Anche i governi populisti ed euroscettici a capo di Ungheria e Polonia non hanno mostrato alcuna intenzione di lasciare l’Unione. In Francia, anche la responsabile del Raduno Nazionale, Marine Le Pen, ha abbandonato l’idea di uscire dall’unione e dalla zona euro.

D’altra parte, le molteplici crisi del primo decennio del XXI secolo hanno rafforzato la necessità di una governance europea con un’architettura mutevole che combina due dinamiche politiche a priori Opposti: integrazione e differenziazione istituzionale.

La differenziazione “orizzontale” è regionale: i paesi del continente europeo non condividono più tutti la stessa politica sociale. Ad esempio, la Danimarca, membro dell’Unione, ha deciso di non partecipare alla politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) avvalendosi del meccanismo di recesso (tirando fuoristipulato nei trattati. Solo 19 dei 27 Stati membri dell’UE appartengono all’Eurozona. La Norvegia, che non è un paese dell’UE, fa invece parte dell’Erasmus University Exchange Program della Commissione Europea.

La differenziazione “verticale” distingue i settori del lavoro pubblico in base al livello di accentramento del potere tra l’Unione e gli Stati membri. Ad esempio, solo la Federazione è in grado di legiferare in materia monetaria (“competenza esclusiva”), mentre gli Stati possono, in quanto la Federazione, adottare leggi statutarie nel settore dei trasporti o dell’energia (“competenza congiunta”).

In altri settori, come la cultura o il turismo, la Federazione non è competente a legiferare (“giurisdizione di supporto”). Ha “competenze speciali” come in politica estera e di sicurezza, che le consentono di sostenere e coordinare il lavoro degli Stati membri.

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Infine, la differenziazione “trasversale” modella il sindacato attraverso la formazione di coalizioni transnazionali formate secondo, ad esempio, una professione (diplomatico, giornalista o lobbista) e un programma di lavoro pubblico (liberale, sovrano o ambientalista).

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