in Italia l’eterna tentazione politica

La vicenda ha scosso gli ambienti politici ed economici italiani durante l’autunno, fino a far vacillare la governance del secondo gruppo bancario italiano. Annunciando la sua decisione di non candidarsi per un secondo mandato come CEO di Unicredit Bank, il 30 novembre 2020, il francese Jean-Pierre Mustier ha pubblicamente riconosciuto di non essere più “In linea con l’attuale posizione del consiglio di amministrazione” del gruppo.

Per tutti gli osservatori l’allusione era chiara: arrivato alla guida di Unicredit nell’estate del 2016, mentre la banca era in grande difficoltà, il francese ha avuto la meglio per raddrizzare l’istituzione, ed è riuscito indiscutibilmente nella sua missione. Ma era sempre meno tollerante nei confronti dell’insistenza dello Stato italiano nel favorire il riavvicinamento tra la sua banca e la sua concorrente temporaneamente nazionalizzata Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) per evitare il fallimento nel 2017.

Miscela di generi

L’annuncio della prossima nomina a presidente del consiglio di amministrazione dell’ex ministro dell’Economia (Partito Democratico) Pier Carlo Padoan in ottobre ha solo reso ancora più esplicito il carattere politico dell’operazione. : Non è stato il signor Padoan, fin dal suo ministero, l’artefice dell’operazione di salvataggio della BMPS, prima di essere eletto deputato, nel 2018, nel collegio di Siena, cuore storico della banca? Il mix di generi difficilmente potrebbe essere più ovvio.

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La pessima reazione dei mercati all’annuncio dell’addio del signor Mustier e il malumore mostrato da diversi importanti azionisti del gruppo (soprattutto investitori istituzionali esteri) hanno costretto i sostenitori della fusione BMPS-Unicredit ad anticipare le loro pedine con ulteriori di prudenza, e l’annuncio dell’imminente nomina di Andrea Orcel, ex manager di Merrill Lynch e poi di UBS, a succedere a Jean-Pierre Mustier, è stato presentato a garanzia che la futura gestione del gruppo obbedirà a determinati imperativi. più finanziaria che politica, e che la fusione avverrà solo se andrà a vantaggio di tutte le parti.

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Scandali ripetuti

Gli stretti legami tra management di gruppi bancari e politici sono stati al centro dei ripetuti scandali che hanno scosso il mondo bancario italiano dall’inizio degli anni 2010. Da Banca Etruria a Banca Popolare di Vicenza, passando per la Banca Popolare di Bari, diverse istituzioni locali che dovevano essere salvate con grandi spese hanno visto la loro governance messa in discussione, molto permeabile ai giochi di influenza locale e al clientelismo politico.

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