In Italia, da Deliveroo a Glovo, costretti ad assumere 60mila corrieri

I giganti delle consegne a domicilio sono stati oggetto di una gigantesca inchiesta della Procura di Milano. Di conseguenza, sanzioni fino a 733 milioni e l’obbligo di assumere 60.000 consegnatori.

I fattorini sono lavoratori subordinati. Queste le conclusioni della prima parte di una gigantesca inchiesta, condotta in silenzio per più di un anno dalla Procura di Milano, ed estesa a tutta Italia. La situazione di migliaia di addetti alle consegne impiegate attraverso le piattaforme digitali Deliveroo, Glovo, Just Eat e Uber Eats è stata vagliata a seguito di diversi incidenti di cui questi precari sono stati vittime per strada.

Le migliaia di testimonianze raccolte hanno messo in luce gravi violazioni degli obblighi di sicurezza, incompatibili con la qualifica di lavoratore autonomo conferito ai trasportatori, la cui prestazione è condizionata dalla loro rapidità di consegna. Inoltre, vi sono violazioni in termini di assicurazione e mancanza di sicurezza dei macchinari messi a disposizione.
Le controversie hanno portato a multe per un totale di 733 milioni di euro per violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ha annunciato in conferenza stampa mercoledì 24 febbraio il pm di Milano Francesco Greco.

Le conseguenze di questa storica sanzione potrebbero soprattutto rivelarsi essenziali per il proseguimento dell’attività di queste società di consegna a domicilio.

“È passato il tempo per dire che sono schiavi ma è tempo per dire che sono cittadini”, ha proclamato la Procura di Milano, ricordando inoltre che questi fattorini “Giocano un ruolo fondamentale in questo periodo di reclusione perché permettono di consegnare cibo a domicilio e consentono a molte aziende di non chiudere l’attività”.
Al termine di questa indagine, l’accusa ha ordinato alle quattro società Just Eat, Uber Eats, Glovo e Deliveroo, di assumere i loro 60.000 addetti alle consegne in tutta Italia.

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La Procura di Milano ha aperto anche un’indagine fiscale su Uber Eats, la controllata italiana del colosso americano già oggetto di indagine per abuso di lavoro.

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