il papa benedice un violino ricavato dai naufragi naufragati a Lampedusa

I resti di diverse navi affondate furono trasformati dagli artigiani della liuteria del carcere di Milano-Opera in viole, violini e altri violoncelli. “Un segnale che racconta il dramma contemporaneo delle migrazioni”, secondo il papa

Il progetto Metamorfosi è giustamente chiamato. Situata tra Malta e la Tunisia, la piccola isola italiana di Lampedusa, con una superficie di soli venti metri quadrati, vede ogni anno centinaia di migranti sbarcare sulle sue spiagge. Provenienti dal Nord Africa, percorrono migliaia di chilometri su barche di legno, i cui resti di alcuni relitti sono stati riutilizzati dai prigionieri per costruire un violino. Un’iniziativa accolta con favore da papa Francesco in Vaticano.

Questo progetto mira a “raccontare il dramma della migrazione e dare speranza trasformando le barche in oggetti d’arte e di bellezza”, ha spiegato il poeta e filantropo Arnoldo Mondadori a Tribuna , uno dei co-fondatori della fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che ha dato il via al progetto. Un’iniziativa che permette anche “dare speranza ai detenuti” del carcere di Opera, situato alle porte di Milano. Ma non sapeva davvero cosa aspettarsi. “All’inizio non pensavamo potesse essere giocato. Ma al contrario, non solo ha potuto, ma soprattutto ha dato vita a un suono che tocca l’anima.assicura il presidente della fondazione, che dal 2012 opera per sostenere detenuti, migranti ed emarginati nel loro inserimento professionale, offrendo loro un percorso spirituale e religioso.

Nell’illustrazione, il laboratorio di liuteria nel carcere dell’Opera, situato alla periferia di Milano, in Italia. Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti
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soprannominato il “violino del mare”, l’oggetto ha ricevuto, il 4 febbraio, la benedizione di papa Francesco in Vaticano. Il pontefice ha elogiato ancora una volta il valore cristiano dell’attività artigianale dei carcerati, poiché oltre allo strumento musicale, i carcerati lavorano regolarmente nella fabbricazione del vino e del pane per l’Eucaristia. “Sei un seme di speranza. Tu dai segnali che si oppongono alla cultura del rifiuto, purtroppo diffusa., Lui continuò. Dopo queste poche parole Carlo Maria Parazzoli, primo violino dell’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, ha suonato il canto del legno (Il canto del bosco) di Nicola Piovani, utilizzando il violino di nuova creazione. Poi una giovane orchestra ha preso il sopravvento, esibendosi in un’aria di musica a Papa Francesco.

Volendo essere parte di un progetto educativo, la fondazione vuole fare di questo strumento un punto di incontro tra i diversi paesi europei. Una decisione che si è manifestata due decenni fa, quando il co-fondatore della fondazione ha visto l’isola con i propri occhi. “Fu nel 2000 che andai per la prima volta all’isola di Lampedusa. È lì che ho fatto i conti con la realtà degli sbarchi e delle persone coinvolte. Quando ho visto 70 persone su una barca di sei metri, ho visto con i miei occhi la tragedia di cui si parla tanto e di cui, alla fine, si sa poco. Nasce l’idea di lasciare un segno sull’isola“, confidava.

Otto anni dopo, vi fu realizzata la prima opera d’arte, da uno dei suoi colleghi, il pittore e scultore italiano Mimmo Paladino. battezzato Porta di Lampedusa, Porta d’Europa, l’arco giallo alto cinque metri rappresenta per l’artista uno spazio di accoglienza e di speranza per i migranti, rievocando i naufraghi scomparsi dal Mediterraneo. Nel 2013 anche il pontefice argentino ha visitato l’isola per salutare il traguardo del famoso Croce di Lampedusadal falegname Francesco Tuccio, realizzata con il legno delle barche dei migranti naufragate lo stesso anno.

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Dopo l’ambiente carcerario, questa iniziativa intende estendersi ad altri settori. “Vogliamo che alcune di queste barche vengano utilizzate per le scuole, in modo che la difficile situazione dei migranti sia spiegata a questi giovani”, spiega Arnoldo Mondadori. Continua a lavorare con i detenuti nella creazione di nuovi violini, violoncelli e viole e spera di mettere insieme un quartetto d’archi entro dicembre. Secondo la fondazione, ciò consentirà di trasmettere attraverso la musica “una cultura della conoscenza, dell’accoglienza e dell’integrazionedire al mondo “Il dramma contemporaneo delle migrazioni”.

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