Il fittizio cantante è indagato per aver insultato Giorgia Meloni

Il fittizio cantante è indagato per aver insultato Giorgia Meloni

I media italiani hanno riferito martedì che la magistratura italiana ha aperto un’indagine contro il cantante placebo britannico Brian Molcho, che recentemente sul palco ha definito il primo ministro di estrema destra Giorgia Meloni un “razzista e fascista”.

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La 50enne cantante anglo-americana partecipava al festival “Sonic Park” a Stupinigi, vicino a Torino (nord) l’11 luglio, quando ha lanciato davanti a migliaia di spettatori: “Georgia Meloni, sporco fascismo, razzismo. ” Merda, baciami il culo.”

Alcuni comuni hanno da allora annunciato che rifiuteranno il permesso alla banda di esibirsi nelle loro terre. La città di Matera ha annunciato che ritirerà il suo sostegno allo stesso festival al quale avrebbe dovuto trasferirsi, mentre il sindaco di Sassari (Sardegna) gli ha detto che non impedirà alla band di tenere il concerto il primo agosto.

“Il Comune di Sassari non condanna né dà lezioni a nessuno. “Se un placebo commette atti osceni e volgari ne risponderà davanti alla giustizia, non al sindaco o alla circoscrizione”, ha detto Nanni Campos, oggi in forma anonima ma comunque dello stesso movimento politico di Giorgia Meloni.

Paola Ambrogio, senatrice del partito Fratelli d’Italia della Meloni, lo ha criticato definendolo “uno schiaffo in faccia all’Italia e alla democrazia”.

“È un caso delicato, nessun commento”, ha detto all’Afp la procura di Torino responsabile delle indagini.

L’articolo 290 del Codice penale punisce con la multa da 1.000 a 5.000 euro chiunque “diffama pubblicamente la Repubblica”, nonché il Parlamento, il governo, il Consiglio costituzionale, la magistratura o i militari.

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Giorgia Meloni, diventata capo del governo italiano nell’ottobre 2022, e il suo partito sono gli eredi del Movimento Sociale Italiano (MSI), un partito neofascista fondato dopo la seconda guerra mondiale e da essa preso il potere, quando Fratelli Dott. In Italia è stata istituita, alla fine del 2012, la fiaccola tricolore.



Agenzia di stampa francese

Da quando è entrata in carica, la Meloni ha evitato di parlare pubblicamente sull’argomento, ma ha comunque ammesso prima delle elezioni legislative dello scorso anno che il dittatore Benito Mussolini (1922-1945) “ha fatto molto”, senza assolverlo dai suoi “errori”: antiebraico leggi e andare in guerra.

Sottolinea inoltre che “nel suo partito non c’è posto per coloro che hanno nostalgia del fascismo, del razzismo e dell’antisemitismo”.

Molte persone del suo entourage politico non esitano a rivendicare la loro affiliazione con questo periodo oscuro della storia italiana, come il presidente del Senato Ignazio La Rossa, collezionista di busti di Mussolini, pur insistendo sul fatto che questo segmento della destra conservatrice italiana a cui a cui appartengono è una democrazia, ed è stata infranta per sempre dopo la guerra con la tentazione tirannica.

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