FCMT: Focus sul rapporto tra cinema e pittura

La relazione entre le cinéma et la peinture a été au centre d’un colloque organisé, samedi, dans le cadre de la 26è édition du Festival du cinéma méditerranéen de Tétouan (FCMT), qui se tient, en format digital, du 04 au 10 Giugno.

I partecipanti a questo simposio virtuale sul tema “Cinema e pittura, frontiera o prosperità?”, hanno cercato di rispondere ai problemi inerenti al rapporto tra le due arti, la cui componente primaria è l’immagine, il mobile del film, e il fisso sulla tela.

Parlando in questa occasione, Juan de Pablos Ponce, professore all’Università di Siviglia, ha sottolineato che la pittura è l’arte più accompagnante e arricchente, e ha anche influenzato altre arti, in particolare le cosiddette arti “recitative”. Infatti, constatando che lo smantellamento delle divisioni tra arte visiva e cinema ha consentito e continua a consentire l’interazione tra le arti.

Lo studioso spagnolo ha affermato che luce, inquadratura e movimento sono gli elementi principali che il cinema prende sottilmente in prestito dalla pittura, rilevando che il cinema ha contribuito notevolmente alla riformulazione della pittura moderna.

Da parte sua, Jean-Luc Vanchery, professore di studi cinematografici all’Università di Lumiere di Lione, ha spiegato che un dipinto può davvero raccontare una storia, sebbene la narrazione in un dipinto possa sembrare impossibile perché l’immagine pittorica è essenzialmente ancora statica, osservando che complesso è l’intreccio tra pittura e cinema, dove l’artista si nutre a vicenda.

Il ricercatore francese ha sottolineato la presenza cinematografica della pittura in diverse forme e usi, osservando che molti registi e pittori compongono l’immagine cinematografica mentre compongono i loro dipinti artistici, il che crea una sinergia tra cinematografia e fotografia pittorica.

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Da parte sua, Abdelali Maazouz, professore all’Università Hassan II di Casablanca, si è concentrato sulle differenze tra le due arti, in particolare la temporalità del cinema e la natura statica della tela, rilevando l’importanza di esplorare i complessi legami e relazioni tra queste due arti e uno studio approfondito della dimensione plastica del cinema.

A questo proposito ha evidenziato la duttilità del cinema e il modo in cui la settima arte può svelare l’atto figurativo, affrontando i significati delle correnti artistiche nel cinema, che è sintesi di tutte le arti.

Nell’elenco di questa edizione c’è anche un incontro su “Come possono partecipare i festival al ritorno del cinema? »E un master supervisionato dal regista marocchino Mohamed Sherif Tribeq sulla sua carriera ed esperienza.

Da segnalare che per questa edizione sono in lizza nove lungometraggi e sei documentari.

Nella categoria lungometraggi, i film in corsa sono “Stitches” (avovi) di Miroslav Terzic (Slovenia/Croazia), “Father (Bashtata)” di Kristina Gruzeva e Petar Valchanov (Bulgaria/Grecia), e “Not Heroes Who Never Die” di I’d like Lea Rabin (Francia/Belgio), ’82’ di Walid Moaness (Libano), ‘Between Heaven and Earth’ di Najwa Najjar (Palestina), ‘Scaremons’ di Nouri Bouzid (Tunisia), Women of J Wing ‘di Mohamed Nazif (Marocco), e Zyzotec “di Vardis Marinakis (Grecia), e “Step, Bozkir” di Ali Ozil (Turchia).

Per quanto riguarda il documentario, i film in concorso sono “The Dawn of Our Dreams” di Amna Merabet (Tunisia), “Zamiriki” di Oscar Alegria (Spagna), “Minor” di Mortada Wahib (Francia/Marocco), e “Avant Le Down A partire dal”. Oggi ‘Ali El Safi (Marocco),’ ‘Queen Lear’ (Regina Lear) di Kralici Larbee e Belen Asmar (Turchia), e ‘Lsama’ di Waad al-Khatib (Siria).

Per la programmazione speciale della FIPRECI, ha incluso i film “J’accuse” di Roman Polanski (Francia), “Lilian” di Andreas Horvath (Austria) e “Three Sisters” di Amin Albert. (Tacchino).

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La categoria “Coup de coeur” del festival prevede le proiezioni di “The Traitor” di Marco Bellocchio (Italia) e “Madre” di Rodrigo Soroguín (Spagna).

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