“Cerco di mantenere un filo tra realtà e fantasia”

Il documentarista italiano firma “Anima Bella”, nelle sale, il suo secondo lungometraggio. Racconta la battaglia di Goya, in cui suo padre era dedito alle slot machine.

Dario Albertini vaga per il Lazio – le zone intorno a Roma – da più di dieci anni. Dapprima fotografo, poi documentarista, ha fatto della sua missione raccontare le storie e la vita di questa regione. Dopo cinque documentari, ha diretto il suo primo lungometraggio, El Viglio, Manuel (2018), da giovane impara a vivere fuori dal centro giovanile in cui è cresciuto. insieme a Anima BellaIn uscita in Francia il 5 ottobre, Dario Albertini ha creato ancora una volta un personaggio, Goya. Attraverso questa giovane donna, il regista racconta il vero impatto delle slot machine sull’Italia popolare.

Perché passare alla fantasia?
Non rinuncio al documentario: è un linguaggio che è tutto mio, a livello semi-organico. Ma spesso c’è frustrazione quando il contesto ci impedisce di girare come desideriamo. Non l’angolazione giusta, la reflex giusta, la fotocamera mancante… A volte sono stato in grado di destreggiarmi un po’ nel mio documentario, scrivendolo un po’. Il che mi ha portato chiaramente a una crisi di coscienza, perché si trattava della trasformazione della realtà. Quindi potresti anche abbracciare l’immaginazione!

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About the Author: Drina Lombardi

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