Bruxelles vuole accelerare le deportazioni ma vuole anche tornare indietro

La Commissione europea vuole accelerare l’attuazione di un meccanismo di solidarietà volto a reinsediare 8.000 richiedenti asilo in un anno, come parte di un piano d’azione presentato lunedì, in risposta all’ultima crisi tra Italia e Francia sulla questione migratoria.

Questo piano in 20 punti, su una rotta migratoria per il Mediterraneo centrale, dovrebbe essere discusso venerdì dai ministri dell’Interno Ue in una riunione straordinaria. Sottolinea inoltre la cooperazione con i paesi di origine e di transito dei migranti per aumentare il rimpatrio di coloro che non hanno ottenuto asilo nell’Unione.

Il Recenti tensioni tra Parigi e Roma sull’accoglienza degli immigrati nave per aiuti umanitaricontro – arrivato finalmente in Francia dopo essere stato bocciato dal governo di Giorgia Meloni – ha riacceso un acceso dibattito sulla riforma del sistema di immigrazione dell’Ue, in stallo da due anni.

A giugno, nell’ambito di un approccio volontario, dodici paesi europei (tra cui Francia e Germania) si sono impegnati ad accogliere 8.000 richiedenti asilo arrivati ​​nei paesi del Mediterraneo nel corso di un anno, ma finora solo 117 sono stati reinsediati. “Dobbiamo accelerare il ritmo”, ha affermato il commissario europeo per gli affari interni Ylva Johansson, presentando il suo piano lunedì.

In risposta a una domanda sull’annuncio del 10 novembre del ministro francese Gerald Darmanin (in risposta alla posizione di Roma) di sospendere l’accoglienza prevista di 3.500 profughi attualmente in Italia, il Commissario ha indicato che il meccanismo di solidarietà volontaria era stato approvato grazie alla Francia durante il suo periodico presidenza dell’Unione Europea. Ha commentato: “Ovviamente conto su France e Gerald per continuare a essere costruttivi come sempre”.

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Ha inoltre chiesto l’attuazione di “misure alternative di solidarietà”. Alcuni Paesi europei, nel caso in cui non accolgano richiedenti asilo, si sono impegnati a fornire assistenza, soprattutto economica, ai Paesi che raggiungono per la prima volta.

Un piano accolto con favore dall’Italia

Ylva Johansson ha osservato che la rotta del Mediterraneo centrale ha avuto l’accesso più irregolare (90.000 quest’anno, in aumento di oltre il 50% rispetto allo scorso anno) e uno dei più pericolosi. “La stragrande maggioranza delle persone che arrivano attraverso questa rotta oggi non ha bisogno di protezione internazionale”, ha affermato.

Il commissario svedese, che la scorsa settimana si è recato in Bangladesh per convincere le autorità di questo Paese a impedire “arrivi illegali nell’Unione europea” e riprendere i suoi cittadini che non lo hanno fatto, ha proseguito, “i migranti che arrivano attraverso la Libia principalmente dall’Egitto, Tunisia e Bangladesh”. A loro è stato concesso l’asilo, con riferimento alla necessità di “canali legali di emigrazione”. Ha inoltre accolto con favore la “buona cooperazione con il Niger, che ha permesso di ridurre in modo significativo il numero di arrivi dall’Africa subsahariana”.

L’Italia ha accolto con favore il piano d’azione, in particolare l’attuazione del meccanismo di solidarietà. Il ministro dell’Interno Matteo Biantidossi ha commentato che “finora non ha prodotto risultati insufficienti”. Ha anche sottolineato l’importanza di “un miglior coordinamento delle attività di soccorso in mare (…) che, come sostiene l’Italia, dà un ruolo ai paesi che danno la loro bandiera” a una nave umanitaria.

Navi battenti bandiera francese, norvegese o tedesca attraccano regolarmente in Italia con dispiacere delle autorità peninsulari che pretendono, invano, che i paesi che battono bandiera di queste navi si occupino dei migranti.

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