“Brilliant Corpses”: un thriller mafioso pieno di metafore

Assorbente, risonante e talvolta vicino a maestosi brividi, “Illustrious Corpses” è l’analogo italiano dei thriller cospirativi dell’era Watergate come “The Parallax View” e “The Conversation”. Il film, visto per la prima volta qui al New York Film Festival del 1976, verrà proiettato al Film Forum in un nuovo restauro 4K fino al 21 ottobre.

Diretto da Francesco Rosi, uno dei registi più attivi politicamente d’Italia, “Cadavere illustri” aspira alla metafisica. La sequenza di apertura, che si svolge in parte al corteo funebre di Chopin, mostra un uomo anziano che visita le mummie sacre nelle catacombe umide della chiesa, cattura un fiore e cade sotto il proiettile di un assassino, il primo di molti sovrani a essere fucilato. Più tardi, l’altoparlante ha annunciato al funerale del giudice che “la mafia lo ha ucciso”. “IO ero Mafia”, gridano i giovani manifestanti in strada, rivelando la logica speciale del film.

“Cadavere illustri” è tratto dal romanzo “Equal Danger” di Leonardo Sciaccia, autore siciliano che spesso scriveva di mafia, in fin dei conti come metafora. Nel suo ultimo piano per “uguale pericolo”, definisce Sciascia “una storia di potere ovunque nel mondo”. Tuttavia, sebbene l’Italia non venga mai menzionata, i siti – riconoscibili a Palermo, Napoli e Roma – non sono allegorici.

Al contrario, il protagonista del romanzo di Rosie è una sorta di utile astrazione o cliché. Il severo e onesto detective Rojas (il guerriero veterano Lino Ventura) ha il compito di risolvere il primo omicidio e quello successivo. Mentre teorizza sul colpevole, il ruolo di un poliziotto esistenziale viene svolto sullo sfondo di scioperi e manifestazioni, sotto costante sorveglianza statale. Ci sono forti indicazioni di forze invisibili. Interpretando il ruolo di giudice, Max von Sydow si è incarnato come una versione del grande investigatore di Dostoevskij che introduce la teologia dell’infallibilità giudiziaria.

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Nella sua recensione del 1976, il critico del New York Times Vincent Canby definì “Brilliant Corpses” “un bell’esempio di cinema italiano radicale dei giorni nostri – composto elegantemente, dal ritmo veloce e raffigurato nei bei colori asciutti del paesaggio. In Mourning the Sole”. Ha anche trovato il film così predatorio in un altro modo, così ampio in “atto d’accusa contro il governo” che manca di qualsiasi potere reale.

Infatti, “Corps Illustres” è uscito in un momento in cui l’Italia aveva molte ragioni per temere un golpe, non solo oggettive ma sufficientemente concrete per contrastare una campagna di bombardamenti condotta da estremisti di destra per destabilizzare il Paese nonché “storica “. Compromesso per il quale il Partito Comunista Italiano aderì al governo democristiano. Più esplicito del romanzo, il film si conclude con un funzionario comunista che riflette una citazione associata al filosofo marxista Antonio Gramsci: “La verità non è sempre rivoluzionaria”.

Il cast contribuisce al fascino satirico del film. Accanto a Von Sydow, i cavalieri francesi Charles Vanel e Alain Cooney appaiono come una coppia di giudici e l’alter ego ricorrente di Luis Buñuel, Urban Fernando Ray, nel ruolo di un doppio ministro della sicurezza. Sebbene i giovani radicali si raccolgano ai margini, “Shiny Corpses”, come suggerisce il titolo, è un mondo di anziani. L’invecchiamento del governo corrotto è turbato solo quando Tina Aumont (figlia dell’icona del campo Maria Montez) sembra rubare la scena come testimone di un omicidio.

cadaveri lucenti

fino al 21 ottobre al Film Forum, Manhattan; filmforum.org.

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