Africa – Conferenza sulle migrazioni nel Mediterraneo in Italia senza l’Africa subsahariana

Africa – Conferenza sulle migrazioni nel Mediterraneo in Italia senza l’Africa subsahariana

Giorgia Meloni ha accolto domenica a Roma i leader di tutto il Mediterraneo per promuovere un nuovo tipo di cooperazione tra paesi di emigrazione e paesi di emigrazione, simile all’accordo firmato dall’Unione Europea con la Tunisia volto a limitare l’accesso dei migranti al Mediterraneo. vecchio continente.

Il primo ministro italiano di estrema destra ha aperto la conferenza dando priorità a quello che ha definito il “Processo di Roma”. “Lotta all’immigrazione clandestina, gestione dei flussi migratori legali, sostegno ai rifugiati e, soprattutto, la cosa più importante, altrimenti tutto quello che faremo non basterà, una cooperazione su larga scala per sostenere lo sviluppo dell’Africa, in particolare dei Paesi africani.” Ha spiegato che “l’origine degli immigrati”.

Solo che, tra le personalità invitate e presenti a questa conferenza, c’erano, tra gli altri, il presidente tunisino Kais Saied, la cui politica sull’immigrazione sta suscitando polemiche nel continente, e la politica della Mauritania, Mohamed Ould Cheikh El-Ghazouani, oltre a i capi di governo di Egitto, Libia ed Egitto. Etiopia, Giordania, Algeria, Niger, Libano.

Pertanto, ad eccezione del Niger, la maggior parte dei paesi dell’Africa subsahariana non era presente a questa conferenza. Tuttavia, paesi come il Senegal, la Costa d’Avorio e il Mali sono un po’ interessati a questa conferenza, poiché ci sono migliaia di cittadini di questi paesi tra le fila dei migranti africani che prendono il mare.

Non riuscendo ad affrontare questo problema di per sé, questa parte del continente nero viene emarginata dall’Italia e dall’Unione Europea, che preferisce promettere finanziamenti alla Tunisia finché quest’ultima in cambio non continua a inasprire le condizioni per i migranti africani ai suoi confini.

Secondo diverse testimonianze raccolte in Tunisia, centinaia di migranti vengono regolarmente inviati nel deserto libico in condizioni denunciate dalle ONG che operano nella zona.

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