Non solo teste di serie

Bentornato Parma, la vittoria di chi non ha badato ai sentimenti

18 Giugno 2017

di Lorenzo Pulcioni

Dal no-Ghirardy Day a Carpendolo (nella bassa bresciana) al B-Day a Firenze. Due anni fa di questi tempi i tifosi del Parma erano di tutt'altro umore. C'erano sempre lambrusco e culatello, anche sotto casa dell'ex presidente capace di far spronfondare il Parma in un buco di oltre 200 milioni di euro appena undici anni dopo il crac per il fallimento della Parmalat. Ma certo l'umore era diverso alla fine del 2-0 all'Alessandria che è valso il ritorno in Serie B.

Un percorso netto fin qui, due anni due promozioni. E la Serie B del prossimo anno che a detta di mister Roberto D'Aversa sarà solo di passaggio. In due anni Alessandro Lucarelli e compagni ce l'hanno fatta. Ce l'hanno fatta nonostante uno scossone tecnico niente male. A fine novembre scorso una brutta sconfitta interna col Padova porta il cda a prendere una decisione coraggiosa. Mettere da parte il cuore e licenziare il responsabile Lorenzo Minotti e l'allenatore Gigi Apolloni, a cui si unì il dimissionario presidente Nevio Scala. Lesa maestà verso tre padri della patria? Il tempo ha detto che è stata una scelta azzeccata.

A gennaio il nuovo ds Daniele Faggiano ha consegnato all'allenatore Roberto D’Aversa nove acquisti di categoria fra cui il portiere Frattali, decisivo in finale con l'Alessandria ma soprattutto in semifinale col Pordenone dove ha parato due rigori. Gli altri uomini copertina di questa promozione sono Emanuele Calaiò (troppo facile per uno come lui, verrebbe da dire) e il capitano Alessandro Lucarelli che a quasi 40 anni ha giocato forse la sua ultima partita. Due anni fa era nel comitato creditori, lo scorso anno protagonista della vittoria in Serie D. E poi c'è il futuro che parla cinese. Merito di Hernan Crespo che ha portato in società gli yen di Jiang Lizhang (da maggio ha il 30% delle quote ed entro qualche mese salirà al 60%). Il modello è l'Atalanta, l'idea comprarsi Tardini e centro di Collecchio.

E che dire dell'Alessandria? I Grigi di Piemonte avevano dominato per 34 giornate il girone A di Lega Pro, saldamente al primo posto. Poi il sorpasso della Cremonese, le occasioni fallite e il verdetto beffardo della regular season: piemontesi e lombardi a pari punti, ma grigiorossi di Tesser promossi in Serie B per via degli scontri diretti. Il cambio di panchina Braglia-Pillon non ha pagato: l'Alessandria finisce nel modo peggiore una stagione che pareva trionfale.

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