Campioni di ogni tempo

Riccardo "Il Magro" Magrini e il ciclismo per caso e per amore

12 Novembre 2018

Riccardo Magrini, per twitter @ricvanmagren e in arte, nonchè per gli amici, semplicemente "Il Magro", pare riesca a farcela anche stavolta, nella salita più difficile, quella dopo che il cuore un po' bischero ha prima picchiato su e poi si è di colpo fermato, l'anno passato, mentre era negli studi di Sky.

Un arresto cardiaco -aveva già avuto un infarto, anni fa- di quelli da allarme rosso vivo, che tardi un secondo i soccorsi e sei bell'e morto. Invece tra colleghi e tecnici lo hanno ripreso per i capelli -massaggio, cioè botte al torace e baci in bocca a muovere ossigeno- e al San Raffaele stanno facedo il resto per rimetterlo in sella. Prima in coma farmacologico poi piano piano svegliato -senza danni al cervello, che primo è già grullo di suo e secondo di averne, di grulli così- e da subito in grado di riconoscere i figli e anche il mondo, ricostruendo a modino cos'era successo: "Alla Vuelta niente, che l'era giorno di riposo, a me puttana maiala"...

L'hanno "stubato" e lo opereranno, poi via dalla terapia intensiva, il reparto del limbo, e via è ripartito ancora, magari con quel pizzico di coscienza in più di non fare sempre partenza, cioè basta con le sigarette ma anche con le diete da fedain e i farmaci che dovrebbero fare miracoli anche se, partenza o non partenza, quando arriverà l'ora di partire si parte e per fortuna quell'ora è lontana e lo deve restare, tappa dopo tappa, in fuga o nel gruppo.

A proposito di tappe, il Magro, è uno che ha vinto al Giro e al Tour -e in Francia "erano anni", come direbbero quelli di Marrakesh Express, che un italiano non passava per primo il traguardo- e in bici si è tolto delle gran belle soddisfazioni, anzi, come ripete lui, da buon toscanaccio, "Di godute me ne son fatte di molte"; anche dopo, da direttore sportivo, ha guidato Cipollini alla Domina e seguito un certo Pantani (forse il più vero tra i pochi amici veri di Marco), ma l'apice della popolarità, Riccardo Magrini da Montecatini, lo ha raggiunto in tv, nella "Casa del Ciclismo" dove, prima con Andrea Berton e poi con Salvo Aiello (autentiche enciclopedie dello sport), ha letteralmente inventato un nuovo stile di telecronaca, sempre precisa e ritmata, a tratti ironica e scanzonata, divertita e divertente, ogni volta social e vincente...

Il Magro, la bici, l'ha incontrata per caso.

A casa a regalargli il "Lui" -che era il motorino che avrebbe voluto più di ogni altra cosa- non ci pensavano proprio. E ovviamente neppure il Vespino o qualsiasi cosa avesse un motore...

"Allora la bici da corsa", chiese. Un ripiego, più che un rilancio, fatto sta che la richiesta andò a segno. E per Natale e/o per il sedicesimo compleanno (Riccardo è nato a Santo Stefano) -era il 1970- la bicicletta arrivò...

La prima uscita, con il cugino Lauro, soprannominato il "Canardo": 60 km, senza preparazione, d'istinto, alla grande; tanto che il cugino andò di corsa dal babbo del giovane Magro, il Beppe, a riferire e rompere: "Zio, Riccardo la va come un treno, così, senza allenamento poi. Deve fare il ciclista"...

Primo, al Beppe del ciclismo gli importava una sega (a lui gli garbava di molto il biliardo), secondo c'era lo studio di mezzo, la scuola alberghiera, terzo sai che ne ne poteva capire, il Canardo...

E invece no. Nel senso di sì. Colpa, ma soprattutto merito, dello zio di Riccardo, il Claudio, che convinse del tutto il Beppe anche se un po' meno il Magro, che il ciclista l'avrebbe anche fatto al volo, ma a patto di lasciare la scuola, libri, stanze e fornelli...

Sullo studio il Beppe non volle sentire ragioni -e mamma nemmeno- almeno in un primo tempo. Tanto che Riccardo andò effettivamente a pedalare per il gruppo sportivo Moschini ("Maglia stupenda -ricorda- bianca a scacchi neri; e poi ci pagavano in bistecche, perché il patron aveva una macelleria") ma di lasciare l'Alberghiera no, anzi, come direbbe lui "Sì, ma 'un ti credere"...

A gestire il tutto era il "Pinze". Ogni tanto andava anche a incalzare il Beppe e soprattutto lo faceva fare a zio Claudio: "il ragazzo non può allenarsi come si deve se deve andare a scuola". Giusto, pensava il Magro. Però niente, nothing, nada de nada. Che lasciasse il ciclismo, piuttosto...

Cosa che stava per succedere pure, tra l'altro, proprio durante le vacanze scolastiche e la colonia estiva: c'è un motorino, il nostro non può che salirci sopra naturalmente e, naturalmente, ci cade e si spacca tutto. Morale: 120 giorni di gesso, abbastanza per fermare Merckx o Gimondi, figuriamoci per non fare incazzare il Beppe...

Invece sì, nel senso di no: stavolta Riccardo poteva lasciare la scuola e dedicarsi in toto alla bicicletta.

Da dilettante vince la Coppa Ciuffenna e il Trofeo Matteotti, poi nel 77 passa professionista, con i buoni uffici di Alberto Pagni, prima alla Fiorella-Mocassini poi alla Inoxpram e quindi alla Magniflex, ma il grande balzo, in termini di successi personali, arriva alla Metauro Mobili-Pinarello, squadra con cui nell'82 vince il Giro della Provincia di Reggio Calabria e l'anno dopo conquista la Terracina-Montefiascone al Giro e addirittura la mitica Nantes-Ile d'Oleron (video sotto) al Tour, dove l'ultimo italiano a imporsi era stato Serge Persani che come dice il nome stesso, di nascita almeno, italiano non era neppure,..

In realtà, quella tappa, Magrini manco l'avrebbe dovuta correre. Era andato in crisi a cronometro, il giorno prima, per ripetuti attacchi di fame (per chi non l'avesse capito, al Magro, che poi tanto magro non è, mangiare gli garba e di molto) e aveva deciso di ritirarsi e tornare a casa. La sera scorpacciata a tavola e via di cioccolato anche la notte, che però ha portato consiglio e soprattutto il ds a pregarlo di dare ancora un giorno una mano in gruppo: "Ok, però primo se non ce la fo mi fermo -rispose- e secondo se all'ultimo km sono lì ci provo da per me, che magari vinco"...

Ipse dixit. E così fu. "Tanto -come ripeteva lui prima di conoscermi e ricredersi in parte almeno su donne e cavalli- di donne, cavalli e corridori 'un ci ha mai capito nulla nessuno"...

A proposito di gruppo, Magrini, in gruppo, era il classico "se non ci fosse bisognerebbe inventarlo". Per compagni e avversari. Grande calore umano, ma soprattutto goliardia e cazzeggio, indispensabili per il morale e per battere la fatica, la solitudine, la lontananza da casa (che è come il vento), il vento (che è come la lontananza però diverso), la pioggia, il freddo che dà dritto ai piedi e il caldo che arriva al cuore una sega, fa solo sudare le sette camicie a quelli sotto la maglia...

Istrionico, inimitabile nelle imitazioni (specialmente in quella dell'indimenticabile Adriano De Zan, nel video sotto con Paolini che fa Cassani), e nel cantare (quando fa il verso all'altro Adriano, l'adorato Celentano, oppure ad Armstrong, non Lance il ciclista ma il musicista), il Magro, decisamente pesante come atleta e specialmente da ex, ha sempre posseduto il dono della leggerezza.

Anche adesso che da radio e tv inventa neologismi e colora espressioni già colorite: la "catena incatricchiata" (che è diventato un premio molto sentito e vissuto dalle parti di Albenga), la "miciola", "Il Veglione del Tritello" (che, altri video, è già trasmissione sul web, in radio, alla tele e anche spettacolo itinerante), lo "Chateu Magrin" (un castello della Loira che si è autodedicato) e "Ciccino d'Avane"... 

 

Una volta riuscì a fermare il Giro davanti a casa sua, per protesta e scommessa, armato di panini, chitarra e amicizia, per dare l'idea.

Compagnone fino a far presto a furia di fare tardi, se ce n'è l'occasione, il Magro un bel giorno decise di darsi all'ippica e alla due ruote del sulky, il sediolo del trotto...

L'esordio, tutto da raccontare: "Era il settembre 1996 -ricorda- prime giornate del mese e ultime in notturna per l'ippodromo del Sesana. Franco Ligas e altri avevano organizzato una sfida tra personaggi, per lo più toscani. Non mi avevano invitato e allora chiamai Ligas, così, per fargli credere che fossi offeso. In realtà un po' offeso lo ero davvero, ma a dirla tutta, anche se all'ippodromo ci ero cresciuto tifando Nello Bellei, di come si guidasse un cavallo in corsa non ne avevo la benché minima nè fottutissima idea"...

Ligas incassa e rilancia: "Magro, non sapevo che te tu ti garbasse. Dai vieni, ti metto prima riserva tanto vedrai che qualcuno se la fa sotto e alla fine corri tu. Tanto te tu ti sei capace no?"

"Oh che dici, certo che sì", risponde il Magro...

Va alla corse da riserva ma presto passa titolare: quello che se la fa sotto era alla guida di Pastir Mon e lui lo sostituisce: "Tanto te tu sei capace, vero?", chiede il proprietario. "Oh che dirai, certo che sì", risponde.

Arriva l'allenatore, il "Torchio", un omone stile orco delle favole, li vede parlare e prende il Magro da parte: "oh che ti ha detto quel bischero del proprietario? Di non partire scommetto! Stammi a sentire -gli fa- te tu ci hai il 6, io alla cavalla non le fo il calmante, le mettiamo un brigliolino leggero leggero e via, prima fai una bella falsa -che il Magro manco sapeva come si facesse, la falsa- e poi dietro la macchina la fai partire a tutta"...

"Ma veramente -abbozza il Magro- io una falsa"... "Te tu hai ragione te -gli fa il Torchio- di false è meglio se ne fai due"...

Morale: "Non vi dico dove sentivo le palle e il cuore -racconta il Magro- e cosa ho provato quando mi ha preso la mano e il via, comunque meno male che avevo il 6 e ce la facemmo tutta fuori di tutti, io e Pastir. Vinse per la cronaca quella guastafeste della Petra (Magoni ndr) che ancora dopo vent'anni il più delle volte mi batte, io in scuderia scesi dal sulky privo di sensi e mi ripresi con il Torchio che mi diceva "hai visto come parte, certo, siamo rimasti di fuori e quindi hai fatto bene a non insistere ma comunque si vede bene che te tu sei capace di molto, a guidare i cavalli"...

Dopo la prima esperienza per rivedere in sulky il pur sportivissimo Magrini (scia, gioca a pallone e per ragioni di "famiglia allargata" è anche un grande esperto di pattinaggio), ci vorranno anni, solidarietà e beneficenza e la passione delle Stelle, quel circuito di folli follemente innamorati dei cavalli che si sostiusce, dopo averne imparata l'arte attraverso scuola e praticantato, ai driver professionisti.

E' il 2009 quando il Magro ci riprova, a Follonica, anche qui senza successo in pista ma con enorme divertimento e in sicurezza. Tanto che l'anno dopo partecipa addirittura al Campionato, riesce a qualificarsi per il rotto della cuffia alla finalissima e a sorpresa, soprattutto sua ("In realtà il Foà -che poi sarei io- me lo aveva detto e quando mi dice lui una cosa delle corse poi si avvera") alla guida del simpaticissimo Foreman Cr, allenato dai fratelli Quarneti.

"Che goduta, ragazzi", il commento a caldo.

La primavera 2011 parte male, non solo dal punto di vista ippico. E arriva il primo infarto. Che non riesce a togliergli un grammo di attaccamento alla vita, nè la passione per il ciclismo e le corse, nè quella per le corse dei cavalli, in cui torna nel 2012, dove in finale guida però male e non riesce a ripetersi.

Il 2013 è quello del ciclone Jessica Pompa, vince sempre tutto lei e a lui non resta che ammettere la magia della campionessa e, dopo qualche scazzo di troppo riconoscerne in telecronaca la capacità soprannaturale di far volare i cavalli, giusto una settimana prima che la stessa Jessica battesse anche il campione italiano dei professionisti in un race off da brividi e fuoco.

Niente finale nel 2014 e costretto a saltare per la Vuelta anche quella dello scorso anno, il 2016 sembrerebbe proprio essere cominciato nel migliore dei modi: un successo dietro l'altro con Eurosport e l'amico-collega Salvo Aiello, con il quale al Giro vanno facendo a fettine l'audience -ma soprattutto il gradimento- della Rai e, a pochi giorni dall'inizio della Corsa Rosa, il trionfo in sulky, con la non facile Sahra Mask, nella prima tappa del Campionato delle Stelle 2016, davanti al suo pubblico -e al Torchio- nell'ippodromo della sua città..

"Foà me l'aveva detto che avrei vinto io". Vero, peggio per me perchè mi ha battuto.

Una cosa -grullo che sono anch'io- non gli ho mai detto: che gli voglio bene. Per fortuna -mia, lui dirà che gl'importa sega- si fa ancora in tempo.

E, per fortuna, non sono il solo ad avere avuto ragione sul Magro: il Canardo, il Torchio, persino il destino che a tratti gli ha dato fiducia.

E la vita, che quando ci sembra finita invece riparte. Insomma, il Magro se l'è vista brutta. Gli si è incatricchiato il cuore.

"Sì, ma 'un ti credere", direbbe lui...

 

ALBERTO "CARAMELLA" FOA'

  • Riccardo sulla sua due ruote a pedali
  • Il Magro e Salvo Aiello, per Eurosport, la Casa del Ciclismo
  • Magrini calciatore
  • Sport e beneficenza anche sugli sci
  • Cover di Louis Armstrong, alla chitarra il grande Gigi Cifarelli
  • Con Pantani, l'amico e il campione
  • Con Vincenzo Nibali, due squali
  • Vittoria a Montecatini con un cavallo dell'ex sindaco Del Rosso, al fotofinish su quello guidato dal sindaco e grande amico Beppe Bellandi

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